Salgono le chance di mandare in soffitta almeno una parte del Porcellum e, come vuole Enrico Letta, assicurarsi che non si torni a votare con la legge «porcata». Il Pdl - dopo le resistenze inziali - apre ai «ritocchi light», ma mettendo subito in chiaro - destinatario del messaggio il Pd, che mira al ritorno del Mattarellum - di non essere disponibile ad andare oltre, se non nel quadro di una riforma organica da collegare alle modifiche costituzionali. Mercoledì ne parleranno governo e partiti di maggioranza, nel secondo vertice convocato dall’insediamento di Letta e che avrà all’ordine del giorno proprio le riforme. Poi il ministro Quagliariello si presenterà davanti alle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato e avvierà il giro di incontri con le forze politiche per sondare il terreno e procedere a passo spedito in Parlamento. Il Pdl, se potesse, non modificherebbe una virgola del Porcellum. Ma messo di fronte alla necessità di intervenire cerca di limitare i danni e circoscrivere il campo d’azione: va bene cambiare il premio di maggioranza al Senato e prevedere una soglia minima affinché il premio stesso scatti alla Camera, ma nulla più, preferenze comprese. E poiché non è sfuggito che il «partito» pro Mattarellum fa proseliti e che il Pd, con la Finocchiaro, si appresta a depositare in Senato un ddl ad hoc, avvisa: nessun ritorno al passato. La questione, del resto, è anche pragmatica: il Porcellum «favorisce» una formazione politica come il Pdl, il cui appeal elettorale si concentra nella figura del leader. Discorso contrario per il Pd, che avrebbe più chance con un sistema simile al Mattarellum. E poiché nessuno si fa illusioni sulla durata della legislatura, meglio studiare il compromesso migliore per un eventuale ritorno alle urne. Dunque, se sembra aprirsi uno spiraglio sulle modifiche «light» al Porcellum, per il resto le posizioni restano distanti: Finocchiaro insiste: «Il Mattarellum è la risposta migliore», spiega. Pronta la replica di Gasparri: «Cambiamo la legge ma no al ritorno al Mattarellum». E se qualcuno pensa di usare a proprio favore la decisione della Suprema Corte, ci pensa la Gelmini a circoscrive il campo d’azione: «Tocca al Parlamento decidere e non alla Consulta». Chiarissimo il capogruppo Brunetta: «Adesso non è più sostenibile la previsione di un premio di maggioranza senza una soglia. Il secondo problema è la diversità tra Camera e Senato dell’attribuzione del premio, che può produrre ingovernabilità: su questo si deve intervenire». Brunetta ricorda che sulle riforme «si è trovato un percorso: c’è la clausola di salavaguardia per rispondere subito ai rilievi della Corte e mettere in sicurezza la legge qualora si dovesse andare a votare e penso sia un obbligo a cui non si può venire meno». Ma il Pd, con il segretario Epifani, annuncia «a giorni un’iniziativa» sulla riforma del voto.
Ma sulle modifiche è scontro. Il Pdl: «Non si torni al Mattarellum»
Salgono le chance di mandare in soffitta almeno una parte del Porcellum e, come vuole Enrico Letta, assicurarsi che non si torni a votare con la legge «porcata». Il Pdl - dopo le resistenze inziali...
