La Procura di Palermo, per quanto uscita malconcia dallo scontro col presidente della Repubblica davanti alla Corte Costituzionale per la storia delle telefonate con Nicola Mancino durante le indagini per le presunte trattative fra lo Stato e la mafia nel biennio stragista 1992-93, non sembra rassegnata a tenere fuori dal suo lavoro inquirente Giorgio Napolitano. Del quale ha chiesto una testimonianza all’ormai imminente processo su un aspetto, diciamo così, della vicenda formalmente estraneo alle telefonate fattegli da Mancino, le cui registrazioni sono state distrutte dopo un lungo braccio di ferro, ma ugualmente riconducibili a esse per via del ruolo avuto dall’allora consigliere giuridico del capo dello Stato, il magistrato Loris D’Ambrosio, anche lui contattato da Mancino. E morto d’infarto, cioè di crepacuore, dopo l’esplosione delle polemiche proprio su quelle telefonate, e sui passi compiuti dopo di esse dal Quirinale per la verifica del necessario coordinamento fra le varie indagini in corso sui fatti del 1992-93. In particolare, la Procura della Repubblica di Palermo vorrebbe sapere da Napolitano ciò che non ha saputo o potuto sapere direttamente dal povero Loris D’Ambrosio, ascoltato dai magistrati inquirenti dopo le sue telefonate intercettate con Mancino, ministro dell’Interno una ventina d’anni fa e imputato di falsa testimonianza nel processo. Vorrebbe sapere, ancora più in particolare, la parte non scritta di una lettera di dimissioni, respinte da Napolitano dopo le polemiche sulle telefonate, nella quale D’Ambrosio alludeva, polemico e sconfortato, a un diligente ruolo paragiudiziario avuto durante le stragi mafiose e al timore di aver potuto fatto involontariamente «da scudo per indicibili accordi». Saranno i giudici naturalmente a decidere sulla richiesta della Procura di Palermo di chiamare Napolitano a testimoniare. Ma il tentativo degli inquirenti di mantenere in qualche modo il capo dello Stato in questa complicata vicenda processuale, sia pure come teste, bontà loro, appare a dir poco esagerato. Non foss’altro per le strumentalizzazioni politiche alle quali, visti i precedenti, è destinata a prestarsi tanta ostinazione, specie ora che Napolitano è impegnato nel suo secondo mandato presidenziale, eccezionale sotto tutti i punti di vista.
Insistenza sospetta e rischiosa
di Francesco Damato La Procura di Palermo, per quanto uscita malconcia dallo scontro col presidente della Repubblica davanti alla Corte Costituzionale per la storia delle telefonate con Nicola...