di Gennaro Malgieri Non è insondabile la personalità di Papa Francesco, come pensa chi vorrebbe piegarla ai propri preconcetti ideologici. È molto più trasparente e lineare di quanto si creda. E l'ascesa al Soglio di Pietro, salutata da universale entusiasmo, dell'ex-cardinale argentino se ha portato una ventata di freschezza e di rinnovamento nei costumi del Papato più che della Chiesa come istituzione, ha confermato fin dai primi atti la perennità del magistero cattolico senza concedere nulla al "progressismo" cui d'ufficio era stato maldestramente iscritto. Lo avevamo previsto e segnalato su queste colonne, del resto, quando s'andavano infittendo le "insinuazioni" su cambiamenti "epocali" che Bergoglio avrebbe attuato fino a stravolgere la tradizione petrina. Di fronte alla canonizzazione degli ottocento martiri di Otranto, avvenuta domenica scorsa, non pochi esponenti dell'intellighentia di sinistra sono rimasti se non sconcertati, quantomeno perplessi. Gli ha fatto un certo effetto assistere all'elevazione agli altari coloro che nel 1480, sulla costa otrantina, resistettero alle milizie musulmane che avrebbero voluto "convertirli" all'Islam, oltretutto trasgredendo al precetto coranico che vieta il proselitismo con la forza e la costrizione, e testimoniarono l'attaccamento alla fede cristiana accettando la morte. Una sublime prova di eroismo religioso estraneo alla mentalità laicista che viene riproposto oggi (ed è questo il motivo del disappunto) quando la cultura dominante, in nome del "dialogo", è disposta a relativizzare tutto. Perfino il sacrificio supremo che schiude le porte della santità. Papa Bergoglio non relativizza e non si sottrae a riconoscere che la fede è pilastro del cristianesimo insieme con la carità. Se entrambi gli elementi costitutivi della religiosità su cui il cattolicesimo nel corso di due millenni ha fondato la propria ragione di esistere spiacciono a coloro che li immaginavano come anticaglie da riporre negli armadi della storia, poco male: non sarà il regnante Pontefice a sconfessarli. Il secondo di questi elementi, anzi, con particolare energia di recente è stato esaltato da Bergoglio, non diversamente da quanto aveva fatto in numerosi interventi raccolti in volumi appena tradotti in italiano. La sua accesa critica alla finanziarizzazione dell'economia, pronunciata al cospetto di alcuni ambasciatori, come principio di corruzione delle società e di insopportabili diseguaglianze sociali, sulle quali peraltro s'innestano disinvolte speculazioni, è finalizzata a mettere in guardia i governanti dell'opulento Occidente innanzitutto di fronte al potere del denaro che è diventato un "idolo", principio e fine di tutte le cose. Perciò sostiene la necessità di "un ritorno dell'etica in favore dell'uomo nella realtà finanziaria ed economica" per sconfiggere quella che chiama "tirannia invisibile" delle leggi del mercato. Da qui l'invito a riconoscere che "la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continua a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste", tra le quali la dilatazione della povertà, della paura e della disperazione anche nei paesi ricchi dove "la gioia di vivere, l'indecenza e la violenza sono in aumento". Una requisitoria senza appello quella di Papa Francesco che così ha regolato i conti, se si può dire, con l'istero-liberismo senza volto e senza patria e con l'edonismo spinto fino ad eccessi che stridono con il diritto naturale da cui discendono le società ordinate. Niente di nuovo sotto il sole. Ma il vigore con cui il Pontefice ha ribadito i principi della fede e della carità, con atti altamente significativi e parole che resteranno come pietre, ci fa intendere che dalla Rerum Novarum di Leone XIII alla Laborem excercens ed alla Centesimus annus di Giovanni Paolo II, nulla è cambiato nella dottrina sociale della Chiesa fondata sulla centralità della persona e sul valore della umanità del lavoro negata dalle ideologie deterministe e materialiste che Bergoglio non ha atteso di diventare Papa per condannarle. È evidente che la canonizzazione dei martiri di Otranto ed i pronunciamenti socio-economici del Pontefice, rientrano in una visione irriducibile a qualsivoglia definizione ideologico-politica. Pertanto chi interpreta secondo canoni impropri l'inizio di un magistero già denso di richiami alla tradizione, ignora che la missione temporale dei Papi è e sarà sempre indirizzata su binari spirituali che il laicismo, per sua strutturale conformazione, non può riconoscere.
Giù le man i da Francesco
di Gennaro...