Politica

«Sei anni per Berlusconi e interdizione perpetua»

Mano pesante nella richiesta della Boccassini nel processo Ruby. Sentenza il 24 giugno

Sei anni di reclusione – cinque per concussione e uno per istigazione alla prostituzione minorile – e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ha concluso così la sua requisitoria il pm di Milano Ilda Boccassini nel processo Ruby, tradendo anche con un lapsus la sua smania di mandare in carcere Berlusconi: «Condanno l’imputato» ha detto chiudendo il suo intervento, per poi riprendersi con un più consono «chiedo la condanna». Il copione è stato quello che il Cavaliere e i suoi avvocati si aspettavano, tranne per l’entità delle pene richieste che è stata giudicata eccessiva per i reati ipotizzati. Tanto che, per la polemica che è nata, è dovuto addirittura intervenire il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati con una nota: «Nel procedimento a carico dell'onorevole Silvio Berlusconi la Procura di Milano ha presentato oggi le conclusioni sulla base di una scrupolosa valutazione del complesso delle prove formate nel pubblico dibattimento in contradditorio tra le parti». «Le richieste di pena derivano dall'applicazione nell'ambito dei limiti fissati dalla legge, dei criteri indicativi della gravità del reato previsti dall'articolo 133 del codice penale – ha proseguito – La procura di Milano non è intervenuta e non interverrà su polemiche pretestuose e attacchi delegittimanti contro questo ufficio del pubblico ministero. Il luogo del processo come vuole il codice e la regola di civiltà e democrazia è l'aula di giustizia nella dialettica tra accusa e difesa davanti al giudice». Ilda Boccassini ha iniziato la sua requisitoria nell’aula del Tribunale di Milano poco prima delle dieci di mattina e ha concluso alle quattro del pomeriggio con una pausa per pranzo, ripercorrendo tutta la vicenda che ha portato all’incriminazione dell’ex premier, e ribadendo le sue convinzioni: Berlusconi sapeva che Ruby era minorenne, tra i due ci sono stati rapporti sessuali e il Cavaliere la sera in cui la ragazza venne arrestata per furto impose ai funzionari della Questura di Milano di consegnarla, anziché a un centro di recupero come aveva disposto il magistrato di turno, alla consigliera regionale del Pdl Nicole Minetti. «Le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per il piacere di Silvio Berlusconi» è stato l’inizio della requisitoria del pm. Che è poi scivolata subito in una gaffe che ha scatenato una violentissima polemica: «Ruby era furba di quella furbizia orientale propria della sua origine». La ragazza è nata in Marocco, è stato fatto notare, difficile collocare quello Stato a Oriente dell’Italia. Nessun dubbio comunque per il pm che fosse una prostituta: «Prima del 14 febbraio 2010 non abbiamo dubbi che Ruby si prostituisse, e Berlusconi sapeva che era minorenne. Tutte le persone vicine a Ruby sapevano che era minorenne e ci sono almeno 4 date certe in cui secondo le celle telefoniche risulta che la ragazza ha dormito ad Arcore, dal 20 febbraio al 9 marzo 2010». E nessun dubbio che abbia avuto rapporti con Berlusconi. E questo nonostante sia Ruby sia il Cavaliere lo abbiano sempre negato. La prova sarebbero i soldi che la ragazza aveva a disposizione. Ruby «mente», ha detto la Boccassini, quando «nega di avere avuto rapporti sessuali» con il Cavaliere e per affermarlo ha avuto «un tornaconto personale quantificato in milioni di euro». «Pensate davvero che Berlusconi riceve una telefonata mentre ha un importante impegno in Francia da una prostituta (Michele Conceicao, ndr) – ha detto in un altro passaggio il pm - e si attiva per togliere dalla questura una ragazzina che aveva conosciuto occasionalmente come tante altre?». Quella, secondo Ilda Boccassini è la prova del «legame» tra la ragazza e il Cavaliere. «C'è un apparato militare che si scatena per proteggere Ruby quando finisce in questura la sera del 27 maggio 2010 – ha proseguito la Boccassini – Non possiamo credere che tutto questo si fece solo per la ragazza». Per il pm il vero obiettivo era evidentemente difendere l'allora premier: «L'ipotesi che la questura potesse davvero credere che Ruby era la nipote di Mubarak è talmente risibile tutto che mi vergogno quasi a insistere su questa circostanza». Il 3 giugno toccherà alla difesa replicare e il 24 giugno ci sarà l’udienza del verdetto.

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