Politica

Occhio al buonismo virtuale

«Ahi Pisa, vituperio de le genti»: chissà se il caro e vecchio Dante Alighieri, re dell'invettiva alla maniera dei maledetti toscani, avvezzi a considerare il male parte del mondo, come il bene del resto, secondo Roberto Saviano potrebbe scrivere oggi i suoi passaggi più feroci della Divina Commedia su Twitter. Si, perché nei giorni scorsi, a leggere l'appello di Saviano su La Repubblica - il titolo era già tutto un programma, "Fuori i bulli dal nostro Twitter" - il buonismo pareva dover diventare il linguaggio universale del futuro. Intendiamoci, Twitter, Facebook o la cara e vecchia carta stampata, quando si consumano reati, diffamazioni e altro contra legem, vanno perseguiti i loro autori e, se anonimi, scovati nelle loro identità. Ma insomma, da qui a pensare che si debba vivere senza Lucignoli in giro per il mondo, per le scuole, sui social, è un vasto programma (tanto per citare De Gaulle). Per questo quando l'autore di Gomorra annota, a proposito di Twitter, "ciò che non è crudele, disincantato, diventa bersaglio della supponenza collettiva. Il politically uncorrect detta legge, l'aberrazione è considerata di culto, ogni provocazione - anche la più stupida - è cool perché rompe gli schemi. Una logica neocinica sembra aver preso il sopravvento su ogni cosa", vien da chiedersi se il vituperio di Pisa e dei pisani (senza per questo avercela con il presidente del Consiglio Letta, che non c'entra e ieri stava pure in convento nel senese, con tutti i Ministri) abbia diritto di cittadinanza nel mondo buono e cortese. Si, perché l'Alighieri mica si era fermato al vituperio, macché; li avrebbe pure annegati e volentieri i pisani: "Ahi Pisa, vituperio de le genti / del bel paese là dove 'l sì suona / poi che i vicini a te punir son lenti / muovasi la Capraia e la Gorgona / e faccian siepe ad Arno in su la foce / sì ch'elli annieghi in te ogne persona!". Il fatto è che la questione è assai complicata: luoghi riservati solamente ai buoni, fatta eccezione per il Paradiso che (per chi ci crede) si trova però nell'aldilà, nella mondanità che ci è dato di vivere non ce ne sono. Possono esserlo i social? Suvvia, non scherziamo. Un signore francese che fa comunicazione da decenni ed è avvezzo ai linguaggi mediali e pubblicitari, Jacques Séguéla, a proposito di internet, nel 2009, disse: "La plus grande saloperie qu'aient jamais inventée les hommes", è la più grande porcheria mai inventata dagli uomini. Ce l'aveva con la velocità con cui il web può distruggere una reputazione, con l'anonimato e la vicenda a cui si riferiva non riguardava lui direttamente. Parlava da analista, non da coinvolto. Questo per dire che Twitter e Facebook, social mediali nell'era globale del web, se sono un bar (la metafora del bar l’ha utilizzata Mentana, che da Twitter se n'è andato) sono l'Universo e non il bar dello sport di quartiere che se lo cambi - magari spostandoti verso il centro - i brutti ceffi non li becchi più. Dentro all'universo, come nella Bibbia, ci trovi Caino e Abele, assassini e santi, geni e ciarlatani. Diffamatori e seguaci. Immaginate se nella Bibbia avessero trovato posto solo i buoni. Saviano nel suo pezzo scrive di "una degenerazione del mezzo, perché Twitter nasce per comunicare: è una piattaforma che mette in connessione chiunque con chiunque. Tutto è aperto. Puoi seguire chi vuoi, puoi leggere cosa scrive Obama, Lady Gaga o il tuo collega, quello che ha la scrivania di fronte alla tua". Vero, il media - anche social - nasce per comunicare. Ma a comunicare ci sono tutti: buoni e cattivi, dotti e analfabeti, belli e brutti. Quando uno diffama, lo ribadiamo, deve essere perseguito e lo stesso quando commette altri reati ma non facciamo dei social uno spot da Mulino Bianco. Puniamo i bulli ma non creiamo (è impossibile) e non chiediamo un mondo senza bulli, che sarebbe comunque una forma di igiene antropologica al contrario. A meno che qualcuno non voglia invocare la patente per accedere a Facebook e co. Karl Popper, nel suo esercizio pedagogico sulla cattiva maestra televisione, avrebbe voluto istituirla per chi faceva tv. Immaginatevi in Italia, con la lentezza delle nostre burocrazie, non tanto la patente in sé ma le scuole guida per tv, Twitter e Facebook. Non può essere questa la strada. Anche perché, uscendo dai social network ed entrando in un aspetto che ha a che fare con la nostra contemporaneità, il buonismo pare permeare la maggior parte della nostra esistenza, almeno in superficie. Dall'uso della terminologia linguistica diffusa, non più spazzini ma operatori ecologici, al fitness, illusione palestrata di buona salute per sempre e di immortalità. Eccezione fa la politica dove le invettive di Grillo e la battaglia sulla rottamazione portata avanti - anche se adesso pare superata - da Renzi, ha dato il la a polemiche sul rispetto dei vecchi e quant'altro. Se su Twitter restassero soltanto i buoni, i social assomiglierebbero a Dorian Gray: tutti perfetti mentre il mondo, nel suo ritratto, continua a mischiare bene e male, vita e morte, santi e banditi. Ché si, i social non sono certo la realtà, ma son comunque umani e quindi avvezzi e impregnati del nostro agire, con tutte le sue contraddizioni. Perché come ha scritto il tedesco Goethe, "dove c'è molta luce, l'ombra è più nera".

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