Politica

Violenza e odio Adesso basta

di Sarina Biraghi In galera, in galera. Non era la voce gracchiante di Bracardi nello storico «Alto gradimento» di Renzo Arbore. Era quella dei contestatori, centri sociali, Sel, Azione...

In galera, in galera. Non era la voce gracchiante di Bracardi nello storico «Alto gradimento» di Renzo Arbore. Era quella dei contestatori, centri sociali, Sel, Azione Antifascista, sostenitori del Movimento 5 Stelle ma anche agguerrite casalinghe, di Silvio Berlusconi, ieri a Brescia per una manifestazione a sostegno del candidato sindaco Adriano Paroli, per chiedere la riforma della giustizia e ribadire il sostegno al governo di larghe intese. Già sul suo blog Grillo non aveva lesinato attacchi raccontando della «marcetta su Brescia di un condannato, Al Tappone, a quattro anni per evasione fiscale in secondo grado» con tanto di fotomontaggio del presidente del Consiglio Enrico Letta, ritratto come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano: «Non un fiato da Capitan Findus Letta, non un sospiro dai vertici del pdmenoelle in nome della pacificazione». Intanto qualche domanda: perché è stato consentito ai contestatori di occupare una piazza prenotata da 20 giorni per un comizio? Perché gli antagonisti hanno potuto assediare con le loro bandiere rosse il popolo azzurro? Insieme ai fischi e alla violenza, con un ferito e alcune bandiere bruciate, ad invadere piazza Duomo sono stati l’odio e l’ignoranza. Ma anche quell’intolleranza zero che pare ormai all’ordine del giorno nel nostro Paese. L’intolleranza è quella delle scritte razziste sui muri contro il neo ministro congolese, dei toni sprezzanti, inaccettabili, durissimi di un premio Nobel contro espononenti del partito avversario, degli uomini mascherati che a Roma distruggono il gazebo elettorale del candidato sindaco Pd Ignazio Marino, degli insulti a Franceschini ma anche alla Polverini mentre insieme ad amici mangiano al ristorante. Centrodestra e centrosinistra sono uniti in una pacificazione necessaria per il bene del Paese, per realizzare quelle riforme e quei provvedimenti urgenti e importanti per rilanciare l’economia di un’Italia impantanata. Le parole del neo segretario del Pd, Epifani, «a Brescia stanno continuando a mettere mine» non sono utili per abbassare le tensioni. Non è questione di «doppio binario»: è la solita prepotenza di una certa sinistra che tra moralismo e antiberlusconismo prova a nascondere la polvere del suo partito sotto il tappeto.

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