Politica

Cultura, il pericolo dei burocrati

di Ezio Bussoletti...

di Ezio Bussoletti Fino all'altro ieri non avrei scommesso un soldo bucato sulla durata del governo; la sua genesi, le piroette folli che lo avevano preceduto e l'irresponsabilità dei politici coinvolti nel dibattito facevano pensare al peggio: una compagine sotto schiaffo di Berlusconi destinata a morire quando avrebbe fatto comodo a lui in funzione dei sondaggi. Oggi incomincio a ricredermi per l'affermazione del Presidente Letta sull'importanza che attribuisce alla cultura e alla ricerca; sarebbe stato più rassicurante se l'impegno di dimettersi in caso di problemi l'avesse dichiarato piuttosto nel suo discorso di presentazione alle camere. Ma tant'è, ormai si usa la televisione per informare di decisioni assunte, il Parlamento serve piuttosto per certificare le scelte e non il contrario. Comunque lo ha detto e dobbiamo e vogliamo credergli. Si tratta ora di mettere in pratica questo impegno che è minimale e renderlo più efficace: infatti non bisogna assicurarsi soltanto che non si effettuino tagli ma piuttosto che si inverta la tendenza e si mettano in moto consistenti nuovi finanziamenti perché oramai il fondo lo abbiamo toccato. Quello che è necessario è salvaguardare il perimetro attuale delle risorse e rapidamente integrarle prima di fare cadere l'Italia a livelli di paesi del terzo mondo in settori dove eravamo e dovremmo restare grandi. L'eredità delle passate gestioni del Ministero dell'Università e Ricerca non hanno lasciato segni imperituri ma piuttosto situazioni al limite del paradossale con meccanismi burocratici che fanno pensare siano stati concepiti per bloccare ogni iniziativa rendendola impraticabile e non, come dovrebbe essere, per favorire la sua realizzazione in tempi rapidi. A questo ha troppo spesso fatto eco la storica posizione delle amministrazioni universitarie, mai pronte a interpretare le norme in maniera elastica e a favore di soluzioni positive quando invece un'interpretazione restrittiva permetteva di bloccare ogni cosa mettendo "al sicuro" da ogni rischio il burocrate di turno. A questa situazione, endemica dell'Università italiana, sta ora dando il suo valido contributo il totem della spending review; queste iniziative, nate per contenere i costi della pubblica amministrazione, nella ricerca stanno producendo danni che presto, se non corretti, diventeranno irreparabili danneggiando la competitività del nostro paese. Emblematico è stato il tentativo di tagliare drasticamente i finanziamenti all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare "perché consuma quantità di energia elettrica" molto al di sopra della media di altri enti di ricerca; tipico esempio di approccio burocratico e senza professionalità perché ignora che l'Infn, perla di prima grandezza a livello mondiale nel settore, deve alimentare la sua strumentazione energivora per realizzare gli esperimenti che hanno fatto e fanno grande l'Italia in questo settore scientifico. È di poco tempo fa un'altra perla ancora più grave: sempre la spending review impone tagli draconiani alle missioni di tutta la pubblica amministrazione ritenendole, evidentemente, non uno strumento di lavoro necessario ma piuttosto parentesi ludiche per gli impiegati. Il problema è che i solerti burocrati la stanno applicando ottusamente e senza alcuna logica anche alle Università e al mondo della ricerca: programmi scientifici che richiedono una mobilità degli scienziati per l'interazione efficace con i colleghi stranieri sono stati bloccati imprigionando i nostri ricercatori sul suolo patrio malgrado finanziamenti ad hoc che prevedevano specificatamente le missioni che rappresentano un elemento qualificante per lo sviluppo e il mantenimento delle collaborazioni internazionali. Il Ministro uscente non è riuscito a risolvere nemmeno questo problema lasciandolo in eredità all'attuale. La posizione del Presidente del Consiglio è chiara sul tema ricerca. L'attuale Ministro è un fisico esperto che ha dimostrato anche di essere una manager che, da Rettore, ha gestito una delle istituzioni scientifiche tra le più qualificate del paese con grande successo. Speriamo che riesca a tagliare i nodi gordiani che soffocano la ricerca e la vita universitaria perché riteniamo sia conscia che un paese che non investe nella formazione e nella ricerca è un paese che muore. E l'Italia sta veramente male già oggi, proviamo a farla resuscitare.

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