l'intervista

Paolo Del Debbio: “Centrodestra più compatto. Il Pd? Troppo a sinistra”

Il giornalista esamina lo stato di salute delle coalizioni: “Vannacci? Zavorra”. “Proteste assurde sulla legge elettorale”

«È abbastanza evidente che la campagna elettorale sia già iniziata e mi sembra, come diceva Papa Francesco, la guerra mondiale a pezzi. Il centrodestra ha il problema di Vannacci mentre il centrosinistra vive una campagna elettorale interna in cui devono ancora capire: il programma, le alleanze e il leader».

Paolo Del Debbio, giornalista e storico volto di Mediaset, prende in prestito le parole di Papa Francesco per parlare della situazione politica attuale; sarà perché è alle prese con il suo ultimo libro, in uscita a novembre, che parla di Dio.

Chi arriva meglio a questa campagna elettorale?

«Il centrodestra lo vedo più compatto».

E può vincere anche senza Vannacci?

«Ma come fai a metterlo dentro. Credo che Meloni preferisca stare all’opposizione, e lei la sa fare, che stare al governo con questa zavorra pazzesca».

Però il centrosinistra ha il collante del «tutti contro Meloni».

«Non è un collante. D’altronde per mettere insieme tutti sotto un unico ombrello ci volle un cardinale come Prodi e non finì comunque bene. Poi la presenza dei riformisti dentro il Pd è un segnale».

Di cosa?

«Del fatto che uno scostamento troppo a sinistra del Pd non piace a più di qualcuno dentro il partito; non solo ai riformisti».

A chi?

«Secondo me i vari Bonaccini, Ricci, non credo che siano massimalisti».

Perché?

«Perché hanno governato e chi governa, soprattutto un ente regionale o comunale, è tendenzialmente più riformista e meno massimalista».

Anche la Meloni in campagna elettorale 2022 era diversa da quella che poi abbiamo visto all’opera a Palazzo Chigi.

«Sì, però lei è percepita comunque come una dura e pura. Una che non ha fatto svendite».

L’esenzione del bollo auto è stata vista come una sorta di svendita di fine anno.

«Si è sempre fatto. In economia si chiama ciclo economico elettorale».

Spesso si cambiano anche le leggi elettorali a fine legislatura e non porta quasi mai bene.

«Vero. Era meglio se lasciavano perdere, però ormai ci hanno messo mano e ti devo dire che non capisco tutto il caso montato dalle opposizioni. Non è che passiamo da un sistema tutto proporzionale a uno tutto maggioritario».

La comunicazione in campagna elettorale per chi ha appena finito di governare è più complessa rispetto a chi fa opposizione. Su cosa dovrebbe puntare Meloni?

«Non credo che Meloni abbia questo problema. Si presenterà dicendo che ciò che è stato fatto era il massimo con i fondi a disposizione. E che finirà ciò che ha iniziato facendo anche di più. Questo per quanto riguarda la Meloni».

Perché invece FI con Tajani?

«Tajani lo vedo ingiustamente sballottato ma non so quali siano le reali intenzioni dentro Forza Italia».

Mentre la Lega con Salvini? Ti è piaciuta la mossa del Congresso lampo?

«Salvini lo vedo un po’ più lucido di prima, ha ripreso un po’ di verve. Sì la decisione del Congresso mi è piaciuta e qualcosa gli ha fatto anche guadagnare in termini di consensi».

Tu che spazi tra la testa e la pancia del Paese mi dici che aria si respira?

«La testa, intesa come parte intellettuale, non la vedo. Il pensiero politico è inconsistente, d’altronde non ci sono scuole politiche, economiche e di pensiero. In economia il dibattito è tutto interno, di come rimediare agli effetti delle guerre o su come rispettare i parametri europei che sono privi di senso».

E la pancia?

«È preoccupata delle solite cose: la sicurezza, il lavoro, il costo della vita. La richiesta della maggioranza è di poter vivere un’esistenza in cui non debba stentare a soddisfare quelle che sono esigenze primarie».

Il 29 settembre Silvio Berlusconi avrebbe compiuto 90 anni. Hai visto la cerimonia per l’intitolazione dell’aeroporto?

«Sembrava una sagra paesana. Se decidi di intitolargli un aeroporto devi farlo in pompa magna, invece è stato in pompa minima».

Perché questo basso profilo?

«Hanno avuto paura delle polemiche, ma lui è stata una figura tale da meritarsi una grande cerimonia».

Parliamo di Islam, il rapporto con la democrazia è la vera sfida del futuro per l’Occidente?

«Loro dicono che l’Islam vero sia un altro, quello dei pochi imam che io invito in trasmissione. In Francia il presidente degli imam ha applaudito alla proposta del governo italiano sul tetto per gli stranieri nelle classi. Te hai mai visto gli imam italiani tutti insieme che dicono una cosa del genere? In Italia due governi (con i ministri Pisano e Amato) hanno provato a fare l’accordo con la comunità musulmana senza riuscirci. Per due motivi. Primo: Non sono riusciti a mettersi d’accordo su chi li deve rappresentare. Secondo: Non hanno voluto cedere sui finanziamenti alle moschee. Ci stanno a fare un accordo di questo tipo o no? Altrimenti è inutile che vengano in tv a dire che quello non è l’Islam vero».

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