«Il nemico numero uno non è più lo spread ma il lavoro che manca e la crescita». È sferzate il discorso che il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha fatto nell’appuntamento annuale a Milano a Palazzo Mezzanotte davanti al premier Enrico Letta e al gotha dell’economia e della finanza. Con Letta era presente il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e, in rappresentanza del Governo, Maurizio Lupi, neo-ministro per le Infrastrutture. Ad ascoltare la relazione di Giuseppe Vegas anche gli ex ministri Paola Severino e Pietro Gnudi, il presidente dell'Abi Antonio Patuelli e Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda. Punto centrale del discorsodi Vegas è la necessità di rimettere al centro l’economia reale. In Europa, afferma Vegas, bisogna dire basta allo «spettro dell'austerità senza speranza», possibile «detonatore di una crisi generalizzata». Il presidente dell’autorità della Borsa sollecita una maggiore attenzione al tema della crescita con una svolta rispetto alla politica ragionieristica dell’Europa tutta tesa al rispetto rigoroso degli obiettivi di bilancio anche a scapito della crescita. Pertanto è arrivato il momento di un cambio di passo. La stella polare dell’azione di ogni governo «deve essere la parsimonia nella spesa pubblica e il rispetto delle ragioni dei contribuenti». Vegas sottolinea che il risanamento dei conti dei Paesi più indebitati «non può che realizzarsi in un quadro di crescita economica, e attraverso un approccio più graduale rispetto a quanto oggi previsto dal fiscal compact». E sempre rivolgendosi all'Europa, Vegas ha puntato l’indice verso quello che è ha definito come «il problema dei problemi», ovvero il «futuro dell'Unione Europea che è rimasta incompiuta perché subisce i particolarismi nazionali». Vegas esorta anche a considerare lo spread, nemico dell’Italia, da un diverso punto di vista: «ora non è più attribuibile all'effetto contagio importato ma dipende da noi e dalla stagnazione dell'economia. Non è più fuori di noi e dentro gli inafferrabili mercati, ma nelle imprese che chiudono e nel lavoro che manca». Lo spread, in sstanza, è il prezzo ce «paghiamo per gli errori del passato». Secondo alcuni calcoli, avvalorati dalle autorità di vigilanza, lo spread attribuibile alle responsabilità interne, peserebbe per circa 200 punti. Per Vegas inoltre non bisogna lasciarsi illudere dalla relativa calma dei mercati di questi ultimi tempi. È una tregua «fragile»; i mercati «continuano a essere esposti a comportamenti emulativi da parte degli investitori e a fenomeni di contagio che allontanano i corsi azionari dai valori delle imprese». Non solo la crisi. Vegas ha affrontato anche il tema della fuga dei capitali rimarcando che la Consob può fare poco con gli strumenti attuali. Ma «l'illusione che il risparmio si possa tutelare semplicemente dotandosi di regole nazionali le più rigorose possibili si infrange contro la realtà dell'apertura globale dei mercati» spiega Vegas. «La fuga dei capitali e la delocalizzazione degli operatori finanziari verso ordinamenti più accomodanti - aggiunge Vegas - possono vanificare del tutto l'efficacia di regole severe». Serve quindi trovare «una posizione di equilibrio tra tutela e attrazione dei risparmio. Ci muoviamo su un crinale scosceso e pericoloso». Ecco perché la Tobin Tax o la applicano tutti o nessuno in Europa: c'è un rischio spiazzamento, ovvero la «delocalizzazione di importanti comparti dell'industria finanziaria e di penalizzazione per l'operatività in strumenti finanziari» se non si supereranno a livello europeo i contrasti emersi nei mesi scorsi. Poi un faro va acceso anche sulle retribuzioni delle grandi società quotate, i cui manager dovrebbero essere legati ai risultati perché «mai come oggi sono indispensabili principi di buon governo societario». La priorità quindi è «mettere l'economia produttiva in grado di ripartire» ha concluso il presidente ricordando come gli «investitori stranieri si stanno riaffacciando sui nostri mercati» nonostante scandali come quello di Mps, che però non è stato mai citato nella relazione. La vicenda del Montepaschi è la grande assente della relazione di Vegas. Il presidente ha replicato solo indirettamente alle critiche su tempi e modi d'intervento della Consob a Siena riportando nella relazione l'esito delle verifiche del Fondo monetario internazionale sull'adeguatezza del sistema italiano di vigilanza definito «robusto e sofisticato» anche rispetto ai Paesi più avanzati.
Consob: no al rigore senza speranza
Il presidente Vegas: il nemico non è più lo spread ma il lavoro che manca Replica alle critiche sul caso Mps: le verifiche del Fmi ci hanno promosso
