Politica

Il premier fa infuriare i siciliani del Pd: non siamo rappresentati

Gaetano Mineo Tre ministri e quattro sottosegretari. La Sicilia torna alla ribalta della politica nazionale. A ridare la scena all'Isola, il neo premier Enrico Letta che, ironia della sorte, fa...

Tre ministri e quattro sottosegretari. La Sicilia torna alla ribalta della politica nazionale. A ridare la scena all'Isola, il neo premier Enrico Letta che, ironia della sorte, fa scatenare una rivolta all'interno del suo stesso partito. «La Sicilia è di nuovo feudo del centrodestra. Ci sono più berlusconiani che esponenti del nostro partito tra i ministri e sottosegretari siciliani», commentano furibondi i dirigenti del Partito Democratico. Tra i titolari siciliani dei dicasteri Angelino Alfano (vice premier, Interno), Giampiero D'Alia (casiniano e non montiano, pubblica Amministrazione) e Carlo Trigilia (Coesione territoriale). Quest'ultimo in quota Pd assieme al sottosegretario (Giustizia), Giuseppe Beretta. I due soli targati Pd. «Un contentino», per i dirigenti del partito. Concludono la rosa dei sottosegretari berlusconiani della prima ora Giuseppe Castiglione (Agricoltura), Gianfranco Miccichè (pubblica Amministrazione) e Simona Vicari (Sviluppo). Dunque, il Pdl gongola, il Pd piange. E così i Democratici isolani annunciano battaglia in direzione nazionale in programma l'11 maggio. Duro l'attacco del segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo: «La gestione romana di questa scelta è del tutto scollegata con noi. È stato un errore grave trascurare così il nostro territorio». Illusi per una poltrona ministeriale e poi «trombati» anche alcuni pezzi da novanta, come l'ex parlamentare Pd Sergio D'Antoni e il senatore, Beppe Lumia. Quest'ultimo, eletto con il partito del governatore Crocetta (Il Megafono), minaccia addirittura la direzione romana: «Il Pd rifletta - chiosa -. Da tempo dico che bisogna fare il Pd Sicilia, per mutare modello, e andare verso un partito non più subalterno». Non c'è sezione nell'Isola dove i militanti non sono sul piede di guerra. «Sicilia fuori dall’agenda nazionale del Pd», tuona il capogruppo al parlamentare regionale dei Democratici, Baldo Gucciardi. Un partito in escandescenza. L'ennesima voce di rabbia è quella dell'ex deputato nazionale Tonino Russo: «Siamo spariti, non abbiamo più autorevolezza. Il Pd siciliano spali finalmente le macerie e ritrovi la sua anima». Non è andata bene neanche al montiano Ettore Artioli, primo dei non eletti di Lista Civica, il cui nome circolava per una poltrona da sottosegretario fino a poche ore dalle nomine. E neppure a Elio Cardinale, sottosegretario uscente nel governo Monti.

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