Politica

Mail violate, la rabbia del M5S

I deputati del MoVimento si affidano al Garante e ai pm ma denunciano: «Siamo stati lasciati soli dagli altri partiti»

Non si lasciano intimidire, lo ripetono più volte i deputati 5 Stelle. Ribadiscono piena fiducia nella magistratura e nel Garante della privacy ma non nascondono la delusione: «Siamo stati lasciati soli». Una decina di giorni fa un gruppo di hacker ha violato le email di una trentina di parlamentari del MoVimento e ha messo on line tutta la posta elettronica (oltre 7.500 messaggi) di Giulia Sarti. Vittima anche Stefano Vignaroli. Nonostante l’allarme lanciato dal «non partito», sono stati pochissimi i colleghi che hanno preso sul serio la vicenda. Soltanto la presidente della Camera Boldrini e il Capo dello Stato Napolitano hanno richiamato l’attenzione sul caso. «Per il resto c’è stato soltanto silenzio». Se ne lamenta soprattutto la capogruppo del M5S alla Camera Roberta Lombardi che ieri, in una conferenza stampa alla Camera, ha annunciato di aver parlato con i magistrati romani. La Sarti, invece, ha incontrato il Garante della privacy. Ma le violazioni aumentano. La Lombardi, infatti, ha riferito che «tre settimane fa» è stato rubato un hard disk «da un nostro computer negli uffici al quarto piano di Montecitorio e ieri c’è stato un tentativo di intrusione in una casella di posta Gmail, lasciata aperta da uno dei nostri collaboratori durante la pausa pranzo». La capogruppo non le manda a dire: «C’è un attacco a tutto campo contro di noi». Ripete che il Movimento non ha «inconfessabili segreti», ma trova «incredibile il silenzio mediatico su un attacco del genere, portato a un movimento che ha dietro 9 milioni di cittadini». C’è stato, lamenta la Lombardi, «una sorta di abbandono da parte delle istituzioni». Un concetto che ribadisce anche in un passaggio successivo. «Dopo otto ore», il Movimento «non ha notizie sull’attività della magistratura né della Polizia postale. Non sappiamo nulla di cosa stanno facendo per tutelare in primis questi trenta cittadini che tra poco si insidieranno nelle commissioni parlamentari». L’altro fronte attivato dagli attivisti 5 Stelle è quello del Garante della privacy. È Giulia Sarti, che s’è ritrovata le email degli ultimi 5 anni comodamente scaricabili da internet, a spiegare: «Il Garante della privacy mi ha contattato solo ieri e a fronte di una mia richiesta di incontro immediato ci siamo visti questa mattina: ora al Garante chiederemo non solo di diffidare chiunque dal pubblicare le nostre caselle di posta personali, ma che chi detiene questo materiale, cioè le testate giornalistiche che ne hanno possesso, deve cancellarlo». Anche Stefano Vignaroli non si tira indietro: «Non abbiamo nulla da nascondere o temere: se volevano intimidirci non ci sono riusciti, ma hanno fatto un buco nell’acqua». La Sarti non si abbatte: «Adesso siamo ancora più forti e più compatti». Il deputato Alessandro Di Battista, indicato dagli stessi hacker come la prossima vittima, mostra sicurezza: «Non ho nulla da nascondere tant’è che ho pensato: "Non me ne po’ frega’ de meno". Ciò non toglie che si tratta di un fatto davvero allucinante, di una violazione pesante». E se qualcuno continua a sottovalutare la vicenda, Di Battista chiede: «Cosa sarebbe accaduto se le email violate fossero state quelle di Brunetta e di altri esponenti del partiti?». Nessuna parola contro la Rete: «Sarebbe come prendersela con le strade se ci stanno gli incidenti», chiariscono. Anzi la Lombardi ribadisce: «La Rete è un mezzo rilevante e potentissimo, il problema è l’uso che se ne fa». Non si pensi, dunque, a poter bloccare in qualche modo la libertà del web. In serata è Beppe Grillo a dare manforte ai 5 Stelle. «Gentili presidenti - scrive riferendosi a Boldrini e Grasso - i reati commessi attraverso il web, proprio in quanto reati, sono già punibili per legge. Perché questa attenzione morbosa al Web? Non bisogna invocare alcuna legge speciale né alcun controllo della Rete, ma investire in innovazione e ricerca per favorire la banda larga, l’accesso alla conoscenza e la cultura di rete. Contemporaneamente far rispettare le leggi vigenti».

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