Politica

Il destino amaro dei cinquantenni

di Marcello De...

di Marcello De Angelis Dieci anni fa, appena quarantenni, si impegnavano nei partiti per scardinare le gerontocrazie che impedivano il rinnovamento. Nelle aziende si trovavano la crescita bloccata da sessantenni immarcescibili che avevano ereditato dal Sessantotto il segreto dell'eterna giovinezza. Sui rotocalchi alla moda era un interrotto fiorire di servizi fotografici che - con l'aiuto degli stilisti e dei truccatori - presentavano i sessantenni di successo come i nuovi veri giovani, creativi, brillanti, alla moda e veri fenomeni nella ginnastica amatoria. Loro, quarantenni, restavano al palo. Nelle cronache politiche li definivano "giovani rampanti" o "sgomitatori". Quando poi l'una parte o l'altra arrivava al governo, i posti importanti erano per i grandi vecchi e a loro si diceva di aspettare il loro turno. Nelle aziende, i manager "orizzontali", quelli che passavano dai vertici del pubblico ai vertici del privato sempre nella top list e con compensi da brivido, tenevano ben salde le poltrone e restavano in sella ben oltre l'età pensionabile. Poi, all'improvviso, l'Italia della gerontocrazia ha scoperto i giovani. Meglio ancora se donne. La competenza e l'esperienza sono diventati optional o addirittura marchi d'infamia. E siamo arrivati alla insostenibile leggerezza del presente, con i settantenni che selezionano e sponsorizzano i "giovani" che raccoglieranno il loro testimonial. Nelle grandi banche d'affari, i Presidenti e Dg viaggiano intorno agli ottant'anni, ma i direttori dei fondi di investimento vengono scelti fra i trentenni. In politica se hai più di cinquant'anni sei un reietto e il recentissimo governo della novità assoluta ne è testimonianza. Nel mondo del lavoro non ci si dimentica mai di sottolineare quanto importante sia l'emergenza della disoccupazione giovanile, che tocca il 38,4 per cento tra i cittadini tra i 15 e i 25 anni. Nessuno sembra crucciarsi per i più di 200mila posti di lavoro persi dai non più giovani. Il paradosso è che i non più giovani, nella società italiana, sono la stragrande maggioranza, generalmente mantengono le famiglie, sostengono le spese mediche e di istruzione dei minori. Inoltre hanno già dato il loro contributo almeno ventennale allo sviluppo del Paese e alla sua economia, lavorando e pagando le tasse. Al contrario di quanto avveniva nel mitico '68, la piramide demografica è oggi invertita. I giovani non sono più una "classe emergente" che a giusto titolo pretende una rappresentanza politica e ha diritto a influenzare le scelte della società. Oggi, anche da un punto di vista meramente elettorale, la maggioranza sono gli over cinquanta, che a voler leggere i proclami della politica - e non solo - sono come minimo da rottamare. I poveri cinquantenni figli del boom delle nascite degli anni 60, che a vent'anni erano considerati giovani sovversivi, a trent'anni disoccupati laureati, a quaranta juppy edonisti, oggi sono troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per essere presi più in considerazione. Esodati nel lavoro, esodati nella politica, esodati nella società. Dopo essere stati anche vittime delle invenzioni pubblicitarie più lucrative, dai reggiseni push-up alle cure estetiche per uomini, alle palestre con i personal trainer, ai look giovane con capello sale e pepe. Poveri cinquantenni. Le hanno subite tutte e provate tutte per uscire dal cono d'ombra della generazione degli eterni ragazzi del '68 che li aveva preceduti, morsi continuamente ai calcagni da quelli che gli venivano dietro, più giovani, più palestrati, più superficiali e quindi più spensierati. E ora liberi dalla fissazione del posto fisso, pronti a mettersi in gioco, con il bagaglio leggerissimo della propria assoluta individualità. I cinquantenni hanno lavorato venti anni per coprire con i propri contributi il buco dell'Inps e pagare la pensione dei propri padri. Ora, nessuno verserà i contributi per pagare la loro. "Troppo vecchio per il rock'n'roll e troppo giovane per morire", cantavano i Jethro Tull, una delle band mito della loro giovinezza. Non sapevano ancora, i cinquantenni di oggi, che la canzone era dedicata proprio a loro...

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