di Gennaro Malgieri L’orizzonte del governo Letta è la pacificazione politica. Se si perde di vista tale orientamento è facile spargere veleni e pregiudizi sul tentativo, indubbiamente ardito, di far coesistere in una stessa compagine due grandi partiti, entrambi a vocazione maggioritaria, oggettivamente alternativi. Ma questa, appunto, è la sfida. Ed è fin troppo naturale che averla accettata implica per il Pd ed il Pdl un cambiamento di mentalità e di atteggiamento. Da "nemici" ad "avversari" che trovano perfino un terreno comune, quello dissodato da Letta, sul quale incontrarsi e stringere un'inedita alleanza finalizzata all'attuazione di politiche concrete per la nazione. In questo senso la politica recupera il suo ruolo nella forma più alta possibile. È su questo punto che si è soffermato il neo-presidente del Consiglio, memore, tra l'altro, della lezione appresa da Beniamino Andreatta. È di tutta evidenza che attivando l'incontro tra "diversi" e dando vita ad una Grande Coalizione, così come ci si orientò nell'immediato dopoguerra, in tempi altrettanto "eccezionali", il capo dello Stato e il premier hanno voluto stabilire che la linea di demarcazione del conflitto politico doveva necessariamente essere spostata parecchio all'indietro e, dunque, recuperare, ben al di là delle oggettive e naturali differenze, un sentimento del bene comune su cui fondare la rinnovata coesione tra gli italiani per poter affrontare la grave crisi che non è più soltanto economica, ma anche sociale. Non si potrà dire "pacificata" una nazione se i partiti non troveranno l'intesa sulla riscrittura di alcune delle parti più obsolete della Costituzione in uno spirito di fattiva collaborazione, senza pregiudizi ed impropri egoismi. Nel 1947 avvenne più o meno quello ci si augura possa accadere al culmine del disfacimento della Seconda Repubblica. Forze eterogenee, addirittura contrapposte, trovarono allora un'intesa alta, intorno a valori non negoziabili, per varare la Carta costituzionale. Se il governo appena nato si è dato, tra le altre cose, l'obiettivo di ammodernare le istituzioni e stabilire quindi un nuovo "patto" tra i soggetti politici che rappresentano i cittadini, è indiscutibile che punti al più alto livello a pacificare la nazione nelle sue strutture istituzionali e nei rapporti sociali deterioratisi anche per l'assenza di una visione prospettica dei destini della nostra comunità. Sarebbe indiscutibilmente più efficace e simbolicamente attraente se invece di affidare l'operazione di revisione costituzionale ad una Convenzione che sa tanto di Bicamerali miseramente fallite, come abbiamo già rilevato in altri tempi su questo giornale, si istituisse un'Assemblea costituente eletta direttamente dagli italiani e perciò maggiormente legittimata a procedere nel senso del rinnovamento e della effettiva partecipazione. Tuttavia, se il principio rimane integro e la volontà di cambiamento, nel solco delle necessità avvertite da chiunque, non sarà edulcorato dalle ragioni di fazione, che venga pure esperito un altro tentativo che nasce nell'ambito del Parlamento, ancorché corroborato dall'inserimento nell'organismo di personalità ed elementi della cosiddetta società civile. La premessa irrinunciabile è quella di sottrarsi ai condizionamenti della dialettica politico-parlamentare e di non sovrapporsi agli assetti governativi: se accadesse sarebbe una catastrofe. Quel che conta, perciò, è il risultato. Se diciotto mesi o due anni (cambia poco) saranno sufficienti a dare all'Italia una nuova Costituzione vorrà dire che il tempo sarà stato impiegato bene non soltanto in relazione all'evento voluto, ma anche perché nessuno, dopo un'esperienza del genere, potrà sentirsi escluso o, come dicevamo, "delegittimato" a prendere parte attiva alla costruzione di un'effettiva democrazia dell'alternanza. Non ci saranno, insomma, "figli di un dio minore". La Grande Coalizione, dunque, ha alla portata un traguardo storico: allontanare dalla vita pubblica i demoni che l'hanno condizionata e per certi versi imprigionata per decenni. Nessuno può dire oggi se riusciranno nel loro intento le forze politiche che hanno avuto il coraggio di mettere da parte le rispettive idiosincrasie e recuperare una solidarietà che è già motivo di discussione altrove dove si pensa, per una volta, di imitare il "modello italiano" vista la sofferenza di buona parte delle democrazie europee. Il solo fatto, comunque, di averci provato è un sorprendente segno di vitalità che soltanto qualche settimana fa dubitavamo potesse emergere.
È giunta l’ora della Costituente
di Gennaro Malgieri...