Politica

Indifferenza e pregiudizi da brividi

di Federico Guiglia...

di Federico Guiglia Come in un referendum, dove cittadini di ogni orientamento politico testimoniano d'essere favorevoli o contrari alla legge di cui si chiede l'abrogazione, anche il Movimento 5 Stelle deve la sua forza elettorale alla trasversalità delle battaglie proposte. Non è un caso se una delle idee di maggiore successo di Beppe Grillo sia proprio la richiesta di abolire il finanziamento pubblico alla politica, esattamente come sancito dal referendum che a furor di popolo (90, 3 per cento di "sì") aveva abolito il "contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici" già nel 1993. Referendum, si sa, disatteso e addirittura aggirato: tant'è che oggi in molti, da Matteo Renzi al Pdl, ripropongono in modo altrettanto trasversale quel sogno di primavera svanito vent'anni fa. «Né di destra né di sinistra, ma sopra», è - di nuovo e non per caso - uno dei tanti modi con cui Grillo e i suoi parlamentari si sono presentati e amano identificarsi, rifiutando di schierarsi. E buona parte della campagna elettorale aveva confermato questa volontà. Poi è arrivato il momento delle grandi scelte in Parlamento: l'elezione dei presidenti delle Camere, la nascita del governo, la scelta del nuovo presidente della Repubblica. Costretti alla "scelta di campo", dai 5 Stelle sono arrivate due sorprese per chi credeva in una trasversalità magari ingenua e garibaldina, ma autentica e comunque avallata da un consenso di voti (il 25 per cento degli italiani) che di per sé non poteva essere frutto soltanto di una parte. Prima sorpresa: le candidature per il Quirinale. Di tutti i nove nomi prescelti dagli iscritti, e a maggior ragione quello poi votato di Stefano Rodotà, non uno solo rifletteva un punto di vista diverso, e meno che mai opposto, rispetto all'opinione prevalente dei candidati indicati. Rodotà ha apertamente e francamente rivendicato il suo essere "di sinistra". Perché, allora, tra i candidabili non c'era anche qualcuno in grado di poter rivendicare, con altrettanta rispettabilità, il suo essere "di destra" (o "di centro" o di un bel niente)? Come la torre di Pisa che pende da una parte, con quei nove candidati e con Rodotà, il candidato dei candidati, il Movimento ha rotto l'incantesimo della trasversalità. E forse non è un caso se i 5 Stelle abbiano perso alle fresche elezioni regionali in Friuli quasi la metà dei consensi che avevano appena raccolto alle politiche. La sorpresa numero due è arrivata col discorso di Giorgio Napolitano, il presidente riconfermato. Quando in Parlamento Napolitano ha ricordato, testualmente, «il generoso sacrificio di non pochi nostri ragazzi», parlando delle missioni militari all'estero, tutti i parlamentari e i delegati regionali si sono alzati per applaudire a lungo e con commozione. Tutti, fuorché i rappresentati delle Stelle, rimasti seduti ai loro posti, e con le mani ferme e incollate ai banchi. Ma l'ostentata insensibilità su un tema tanto prepolitico e trasversale (cioè la gratitudine della nazione per giovani che rischiano la vita e spesso la perdono per la nazione), è ideologismo allo stato puro. Quell'applauso non era guerrafondaio. Era un semplice tributo ai ragazzi d'Italia, ai Caduti d'Italia. Neanche il più intransigente pacifista avrebbe frainteso le parole di Napolitano, che a sua volta ha applaudito non quel che aveva appena detto, ma le persone verso cui era rivolto. Ecco, quell'indifferenza è stata da brividi. Un comportamento per "partito preso", il trionfo del pregiudizio, che contraddice radicalmente i buoni propositi del voler stare "sopra", ma coi paraocchi.

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