Dopo il discorso di insediamento di Giorgio Napolitano, accorato e imperativo, destinato ad essere ricordato tra i grandi discorsi nella storia delle nazioni, le parole di Pier Luigi Bersani, durante la direzione Pd, sono apparse un po’ meno convinte e convincenti. Drammatiche sì, come lo sono quelle che sanciscono la rottura di un feeling, dell’unità. Il segretario dimissionario ha ammesso le proprie responsabilità, ha attaccato i traditori ma, senza fare un «mea culpa», si è detto preoccupato per il futuro del partito, un «soggetto o uno spazio politico»? Una resa dei conti dopo aver celebrato un congresso durante l’elezione (fallita) di un nuovo presidente della Repubblica, la conta per il voto di fiducia su chi sosterrà il governo e una scissione che sembra inevitabile all’orizzonte. E benché gli esponenti del Pd meritino solidarietà per le aggressioni, non solo verbali, dei militanti fuori dalla sede romana, tutti gli interventi sono apparsi fuori tempo massimo rispetto al vicolo cieco in cui si sono cacciati i Democrat e rispetto alle parole sferzanti e senza scampo di Napolitano a cui il partito ha dato carta bianca per la formazione del governo. Nessun nome blindato, dunque, tanto meno quello di Renzi che sembra voler bruciare (mentre gli altri vogliono bruciare lui) le tappe di un percorso politico a cui servirebbe un risultato elettorale per essere più strutturato, elezione però da non creare a tutti i costi. Non mancherà l’occasione al sindaco. Oggi, a non dover perdere tempo, è il nostro Paese dove, avverte Bankitalia, la pressione fiscale al 44% e l’elevato livello di evasione fiscale sono il vero ostacolo alla crescita italiana. Senza trascurare gli italiani che tagliano le visite mediche e fanno la spesa al discount. Dati che non sfuggono al capo dello Stato che, contro ogni usanza, ha effettuato consultazioni rapide per formare con la stessa rapidità un governo del presidente che risponda agli italiani e al loro bisogno di speranza e certezze. Lo sanno anche i partiti che da oggi, dopo l’affidamento della premiership quasi certamente a Giuliano Amato,in campo da sempre per un esecutivo di larghe intese - anche se sulla giostra ci sarebbe anche Enrico Letta - dovranno dare priorità alla soluzione della crisi. Serve un governo non di passaggio, ma duraturo e forte. Tutto il resto è noia.
Ora un progetto duraturo e forte
di Sarina BiraghiDopo il discorso di insediamento di Giorgio Napolitano, accorato e imperativo, destinato ad essere ricordato tra i grandi discorsi nella storia delle nazioni, le parole di Pier...