Politica

Il Cav: Pd inaffidabile Ora un nome condiviso

A Palazzo Chigi vertice Monti-Berlusconi Resta in campo il ministro Cancellieri

In serata dopo una giornata di passione, è Mario Monti a prendere in mano la situazione e a tentare una mediazione tra Berlusconi e Bersani. O meglio tra un Cavaliere adirato verso quello che ha definito come un affronto, ovvero mettere in campo Prodi, e un segretario del Pd ormai delegittimato dal suo partito. In serata in un lungo vertice per decidere la strategia per oggi è spuntato il nome del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri come candidatura di convergenza. E alla cena elettorale di Alemanno, Berlusconi si è detto disponibile «a tutti i nomi condivisi che possano portare a un governo con il Pd». Per il Pdl la giornata era iniziata sotto i peggiori auspici con il nome di Prodi che veniva dato di sicura elezione anche se qualche azzurro ben informato e con insider fidati tra le fila del Pd aveva informato Berlusconi che il Prof bolognese avrebbe dovuto passare sotto le forche caudine del Pd. Berlusconi convoca un vertice a Palazzo Grazioli e si decide la linea: Pdl e Lega non parteciperanno alla quarta votazione. «Il Pd paralizza lo Stato. È inaffidabile. Bersani sta tentando di occupare tutte le cariche dello Stato» tuona Berlusconi davanti ai gruppi del Pdl. Poi ribadisce che si ripresenterà come candidato premier alle prossime elezioni. Berlusconi accusa Bersani di aver tenuto «un comportamento inqualificabile» di aver «violato la parola data per le faide interne» e di «pensare agli interessi del suo partito e non del Paese». Berlusconi sottolinea che il Pdl «si era reso disponibile a una candidatura condivisa, anche se non espressione del nostro partito. In una rosa di cinque nomi proposta dal Pd avevamo individuato il nome di Marini e lo abbiamo lealmente sostenuto alla prima votazione». Però il segretario del Pd «ha violato la parola data». E Berlusconi si è detto «sconcertato» per la decisione del Pd di candidare Romano Prodi al Quirinale. «È stato sacrificato - dice ai gruppi del Pdl - il valore superiore della rappresentanza di tutti gli italiani nell'esclusivo interesse del Pd». Poi ricorda che «Bersani affermò in campagna elettorale che, se anche avesse ottenuto il 51% dei voti, si sarebbe comportato come se avesse avuto il 49%, ma non ha ottenuto il 51% e neppure il 49%, ma solo il 20%, eppure pretende di sequestrare tutte le prime cinque cariche dello Stato e di bloccare il Paese, mettendo sotto i piedi la democrazia». Dopo la fumata nera per Prodi, il Pdl ha cominciato a ragionare sui nomi da spendere alla quinta votazione. A palazzo Grazioli c'è chi ha spinto per un ripescaggio di Franco Marini (forte dei voti raggiunti con una maggioranza dei due-terzi) e chi riesuma Giuliano Amato, in grado di mettere d'accordo anche i montiani. Ma si scommette anche sulla candidatura di Massimo D'Alema, che però escluderebbe un esponente di centrosinistra a palazzo Chigi, mentre l'ipotesi Cancellieri resterebbe in stand by. Tirato un sospiro di sollievo per aver evitato la trappola Prodi, il Cavaliere farà leva sulla profonda spaccatura interna al Pd per far valere le sue condizioni a Pierluigi Bersani per il Quirinale. Ormai Bersani non ha più un partito in mano, ha fallito ancora una volta, sia responsabile e tiri fuori subito un candidato di unità nazionale, altrimenti si rischia il caos, avrebbe detto ai suoi l'ex premier. «Il Pd è diviso in bande inconsistenti, non c'è più nulla», taglia corto Giancarlo Galan. Il presidente dei senatori Renato Schifani rilancia: «È giunto il momento che il centrodestra proponga una sua rosa di candidati». Il Cav, dunque, riflette suo dopo Prodi.

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