di Massimiliano Lenzi L'Aventino consumato ieri dal Cavaliere e dal Popolo della libertà è il contrappasso all'arroganza del centrosinistra che vorrebbe pigliare tutto senza aver vinto nulla. Condanna italiana dove si vorrebbe essere quello che non si è, magari pure a scapito dei numeri. Lo avevano dipinto in questi anni Berlusconi come l'uomo nero, il virus al Paese perfetto, funzionante, pieno di gente solo buona ma ieri si è svelata la favola inversa. La forzatura a prendersi tutto, presidente del Senato, della Camera e Quirinale, l'ha tentata il centrosinistra dei buoni - sempre secondo il racconto degli ultimi 20 anni - mica il Cav. Sì, perché il cattivo non era lui bensì il conformismo di un Paese che dal 1992 vive su un equivoco storico e politico: la certezza di essersi liberato, con la fine della I Repubblica e l'avvento di Tangentopoli - del male. Che banalità in questa lettura storica che confonde il passato e il presente, la politica e la realtà, i desideri e il susseguirsi delle cose. L'unanimismo è vizio antico della sinistra e del suo istinto a irreggimentare il mondo. Dare giudizi, liquidare il consenso del popolo come banale scelta di interessi, convincersi che il senso dello Stato esista solo da una parte, cosa sono se non tic di una sinistra che soffre da troppi anni di un complesso di superiorità non giustificato. La riprova? Nel nome di Prodi candidato al Quirinale. Ma come, è stato l'unico vero avversario, in questi venti lunghi anni di Berlusconi e voi lo candidate a Capo dello Stato? Suvvia, non scherziamo: con lo stesso artificio logico e retorico il Pdl, che ha preso quasi gli stessi voti del Pd, avrebbe potuto tentar di innalzare Berlusconi al Colle. Il consenso del popolo nell'ultima tornata elettorale, e fino a prova contraria, lo ha avuto più il Cavaliere di Prodi. Il fatto è che mentre il Pdl ha tentato la via della condivisione, beh il Partito democratico, salvo il tentativo fallimentare su Marini, ha puntato sull'autosufficienza. Errore enorme di grammatica politica, di ambizione senza consenso, di coesione sociale. Per questo il senso dell'Aventino, oggi, nel 2013 si è ribaltato. La libertà di riformare sta nel Pdl, mentre il Pd incarna la conservazione, il perpetuarsi di una illusione maggioritaria senza i voti necessari. Berlusconi oggi è il vero socialista, attento alla crisi economica, ai numeri usciti dalle urne, al non rompere un delicato equilibrio accerchiato dalla rabbia antica e dal gusto grillino di resettare un sistema e con lui la II Repubblica. Chi lo avrebbe detto sino a qualche anno fa, quando la cultura sventolava lo spettro dell'esilio parigino e della libertà castrata - sempre secondo loro - dall'uomo di Arcore? In questa imprevedibilità di ruoli, in queste ore decisive per la scelta del Capo dello Stato si gioca il futuro del Paese e della politica stessa. Andare verso uno scenario con Grillo e il Pd da una parte e Berlusconi dall'altra sarebbe la fine non della III Repubblica (che ancora deve nascere) ma del nostro Paese, nel senso unitario e interclassista. Senza contare poi che qualcuno dovrebbe spiegarlo agli italiani: Berlusconi sarebbe il cattivo e gli altri i buoni, il vecchio sistema rovesciato. Sotto il pirandelliano gioco dei ruoli, infatti, le Istituzioni ricoperte da personalità solo di sinistra sarebbero non uno spoil system ma il cappotto senza vittoria fatto all'altra metà del Paese. In fondo in Italia e nella vecchia Europa le tendenze conservatrici e autoritarie partono, prima di svoltare a destra, sempre a sinistra. Persino Mussolini si formò socialista, massimalista, progressista senza progresso. Chissà, forse la storia d'Italia degli ultimi 60 anni andrebbe davvero riscritta attraverso le vicende e la cronologia della televisione. Spartita tra partiti negli anni del monopolio Rai e sdoganata dalla libertà commerciale delle reti berlusconiane. Le accusavano di infiacchire la morale ma in realtà la stavano liberando, sino al grido, in difesa degli spot, di "vietato vietare". Quante volte Prodi o il centrosinistra hanno gridato, in nome della libertà, vietato vietare? Non lo sappiamo. Ma di certo, questo possiamo dirlo: senza la tv del Cavaliere negli anni Ottanta l'Italia sarebbe stata meno libera. Anche per questo il suo Aventino si porta appresso, al di là del messaggio politico contingente, un grido di libertà: Berlusconi è più socialista (nel senso liberale & progressista del termine) di Bersani. Con buona pace degli elettori del Pd.
Berlusconi progressista
di Massimiliano...