La cara vecchia legge del contrappasso. Ciò che dici, prima o poi, potrà essere utilizzato contro di te. E così, all’improvviso, per chi sosteneva che in futuro «i politici saranno inutili perché la politica la faranno direttamente i cittadini attraverso Internet», il web è diventato un nemico. La luna di miele tra Beppe Grillo e la Rete si è traumaticamente interrotta con l’ingresso in quel Palazzo tanto vituperato. Un’inversione di tendenza fotografata in un post dello stesso leader. Che ha apostrofato i commentatori del suo blog che invocavano un alleanza col Pd come «trolls» pagati per lanciare «schizzi di merda digitale». Come se d’un tratto Grillo avesse colto tutti insieme i pericoli dello strumento usato per raccogliere il consenso. Dall’«uno vale uno» dell’esordio si è passato all’«io valgo più degli altri» adoperato per smentire chiunque si discosti dalla linea ufficiale del MoVimento. E chi manifesta il proprio dissenso vale ancora meno degli altri. È, appunto, un «troll», un infiltrato del Pd. La parola «infiltrato» dà perfettamente il senso di quanto sta accadendo. Inizialmente si parlava di trasparenza, ora invece i giornalisti per sapere cosa si muove nell’universo grillino sono costretti a camuffarsi, a origliare riunioni fuori dalla porta. Il tanto decantato «streaming» è stato bandito dagli incontri decisivi. E per indirizzare a proprio piacimento la comunicazione, i «cittadini» a 5 Stelle sono ricorsi a una strategia tipica della vecchia politica: la «smentita». I giornalisti staranno pure «sul cazzo», come ha confessato Crimi, salvo poi scusarsi, qualche settimana fa. Ma che colpa hanno se lo stesso Crimi, senza mediazioni, pubblica su Facebook un post in cui spiega che «Bersani è meglio di Monti»? Perché una delle qualità della Rete è proprio questa: conserva tutto, frasi, pensieri, foto, filmati. E così, quando meno te lo aspetti, spunta quel vecchio spettacolo del ’93 in cui Grillo lodava la discesa in campo di Berlusconi, oppure quel post in cui il comico apprezzava l’art. 64 della Costituzione, ora nel mirini perché è inaccettabile che il parlamentare svolga la sua attività «senza alcun vincolo di mandato». Per fortuna c’è chi ci ride su, benché, come nota Fiorello, «in Italia si possono fare battute sul Papa ma non sui grillini». E dal punto di vista della satira la Rete è scatenata. Il più bersagliato, manco a dirlo, è Vito Crimi, protagonista su Twitter dell’hashtag #Romanzo Crimi detto lo smentito. Alcuni «cinguettii» sono esilaranti: «Alfano rispetto a Crimi è un ribelle rivoluzionario con una certa autonomia». Oppure: «Crimi, cosa ti salta in mente? Non ti hanno mica eletto per dire quello che pensi». Ma le vette dell’ironia si toccano col finto profilo di Casaleggio. Che, sempre da Twitter, produce decine di massime da guru: «Grandi opere. Finire Colosseo, accorciare Puglia», «No alta velocità. Diminuire spazi tra città», «Risparmiare su spese geografiche. Confini dritti». Anche Grillo ha il suo profilo fasullo. Quello che qualche giorno fa invitava a firmare contro l’avvento di Berlusconi al Quirinale. Ci sono cascati anche i giornalisti. Perché uno dei difetti del Web è quello di rendere sottile il confine tra vero e falso. E capita che qualcuno si illuda che in Parlamento si va anche a governare. Non solo a dire no.
Ora il web diventa un nemico
Dal finto Casaleggio a Crimi «lo smentito», la satira si scatena
