Politica

L’era di Renzi è già cominciata

di Massimiliano Lenzi...

di Massimiliano Lenzi Vieni avanti, Renzi! La politica è fatta di rapporti di forza, di vittorie e sconfitte, di stati di grazia e di disgrazia, di attimi da cogliere, di sfumature. Per questo il tempo di Pier Luigi Bersani, da Bettola, da leader del Partito democratico e da aspirante presidente del Consiglio volge al tramonto. La vittoria alle primarie è solo un ricordo smacchiato dal tentativo incaricato e fallito, dalla vittoria mancata alle politiche di febbraio, dalla mancanza di cattiveria e coraggio per parlare con chi è eterodosso rispetto al Pd, sia Grillo o Berlusconi fa poca differenza. Il de profundis è arrivato ieri quando una pattuglia di senatori renziani ha presentato il disegno di legge per l'abrogazione dei rimborsi elettorali ai partiti. «Va interamente abrogato perché rappresenta una forma impropria di finanziamento pubblico alla politica. Il meccanismo disciplinato dalla legge attualmente in vigore, non fa infatti alcun riferimento alle spese sostenute dai partiti nelle competizioni elettorali ma eroga un finanziamento sulla base dei voti ricevuti». Bersani non è mai stato favorevole alla completa e totale abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Hai voglia, quindi, a dire che la posizione dei senatori renziani non è quella del Pd, il fatto è che quella, di posizione, è maggioritaria nel Paese, da destra a sinistra passando per il centro. Si chiama idem sentire, sintonia, rapporto di percezione tra popolo e rappresentanti eletti o come vi pare. Per questo ieri, dopo il preambolo registrato giorni fa (e che andrà in onda sabato 6 aprile su Canale 5, in prima serata) da Amici di Maria De Filippi, sintonia tv distonica rispetto all'unanimismo scontato e piddino, di sinistra, Matteo Renzi ha messo il carico da 100 nel percorso di detronizzazione di Bersani, non più rottamazione visto che il buon Pier Luigi ha giocato e ha già perso. Lo ha fatto Renzi parlando quasi da saggio (senza far parte dei 10 ed essendo - rispetto a loro - assai più giovane): «Stiamo vivendo - ha spiegato - una situazione politico-istituzionale in cui stiamo perdendo tempo, e questo mentre il mondo ci chiede di correre a velocità doppia». Lo ha detto nel suo intervento al convegno per i 120 anni della Camera del lavoro di Firenze al quale era presente anche il segretario Susanna Camusso, Cgil. Mica pizza & fichi. La parte sindacaleggiante più di sinistra e quindi più - in teoria - ostica, per lui moderato di sinistra. «La politica continua a proporre soluzioni che poi non riesce a concretizzare e noi sindaci sappiamo bene quanto stiamo soffrendo sul patto di stabilità». Nel parlare in un luogo di lavoratori Renzi ha avuto attenzione anche per gli imprenditori, tracciando - in linea di principio - un percorso possibile di coesione sociale: «Il tempo - ha avvertito - è scaduto e tante imprese sono sull'orlo della fine». Secondo Renzi servono "credibilità politica e risposte sui temi del lavoro o rischiamo di perdere la strada per tornare a casa: ormai bisogna prendere atto che la clessidra e agli sgoccioli». Lavoro, imprese, tasse, abbattimento dei privilegi della politica: se non si tratta di un programma politico messo in atto per superare gli ormai famigerati 8 punti di Bersani poco ci manca. Tra Obama, il new Labour di Blair (rivisitato dopo la crisi dell'economia) e il rinnovamento della classe dirigente: «L'articolo 1 della Costituzione dice che la Repubblica democratica è fondata sul lavoro - ha detto Renzi. Oggi la Repubblica rischia di essere affondata dalla rendita o bloccata dal lavorio di chi crede di potersi permettere altri ritardi». Senza timori verso la televisione (Renzi i programmi tv li ha affrontati tutti, dalla De Filippi a Santoro - dove Bersani invece quest'anno non ha mai messo piede né per le primarie né per le politiche - passando per Floris e i Fazio di turno). «Sembro Mike Bongiorno - ha scherzato ieri parlando del suo maglione - e così passo da Mike a Maria De Filippi, i miei riferimenti culturali». La sfida è lanciata, ora resta da aprire la busta: la uno, la due o la tre? Comunque vada, oltre Bersani. Vieni avanti, Renzi! La politica è fatta di rapporti di forza, di vittorie e sconfitte, di stati di grazia e di disgrazia, di attimi da cogliere, di sfumature. Per questo il tempo di Pier Luigi Bersani, da Bettola, da leader del Partito democratico e da aspirante presidente del Consiglio volge al tramonto. La vittoria alle primarie è solo un ricordo smacchiato dal tentativo incaricato e fallito, dalla vittoria mancata alle politiche di febbraio, dalla mancanza di cattiveria e coraggio per parlare con chi è eterodosso rispetto al Pd, sia Grillo o Berlusconi fa poca differenza. Il de profundis è arrivato ieri quando una pattuglia di senatori renziani ha presentato il disegno di legge per l'abrogazione dei rimborsi elettorali ai partiti. «Va interamente abrogato perché rappresenta una forma impropria di finanziamento pubblico alla politica. Il meccanismo disciplinato dalla legge attualmente in vigore, non fa infatti alcun riferimento alle spese sostenute dai partiti nelle competizioni elettorali ma eroga un finanziamento sulla base dei voti ricevuti». Bersani non è mai stato favorevole alla completa e totale abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Hai voglia, quindi, a dire che la posizione dei senatori renziani non è quella del Pd, il fatto è che quella, di posizione, è maggioritaria nel Paese, da destra a sinistra passando per il centro. Si chiama idem sentire, sintonia, rapporto di percezione tra popolo e rappresentanti eletti o come vi pare. Per questo ieri, dopo il preambolo registrato giorni fa (e che andrà in onda sabato 6 aprile su Canale 5, in prima serata) da Amici di Maria De Filippi, sintonia tv distonica rispetto all'unanimismo scontato e piddino, di sinistra, Matteo Renzi ha messo il carico da 100 nel percorso di detronizzazione di Bersani, non più rottamazione visto che il buon Pier Luigi ha giocato e ha già perso. Lo ha fatto Renzi parlando quasi da saggio (senza far parte dei 10 ed essendo - rispetto a loro - assai più giovane): «Stiamo vivendo - ha spiegato - una situazione politico-istituzionale in cui stiamo perdendo tempo, e questo mentre il mondo ci chiede di correre a velocità doppia». Lo ha detto nel suo intervento al convegno per i 120 anni della Camera del lavoro di Firenze al quale era presente anche il segretario Susanna Camusso, Cgil. Mica pizza & fichi. La parte sindacaleggiante più di sinistra e quindi più - in teoria - ostica, per lui moderato di sinistra. «La politica continua a proporre soluzioni che poi non riesce a concretizzare e noi sindaci sappiamo bene quanto stiamo soffrendo sul patto di stabilità». Nel parlare in un luogo di lavoratori Renzi ha avuto attenzione anche per gli imprenditori, tracciando - in linea di principio - un percorso possibile di coesione sociale: «Il tempo - ha avvertito - è scaduto e tante imprese sono sull'orlo della fine». Secondo Renzi servono "credibilità politica e risposte sui temi del lavoro o rischiamo di perdere la strada per tornare a casa: ormai bisogna prendere atto che la clessidra e agli sgoccioli». Lavoro, imprese, tasse, abbattimento dei privilegi della politica: se non si tratta di un programma politico messo in atto per superare gli ormai famigerati 8 punti di Bersani poco ci manca. Tra Obama, il new Labour di Blair (rivisitato dopo la crisi dell'economia) e il rinnovamento della classe dirigente: «L'articolo 1 della Costituzione dice che la Repubblica democratica è fondata sul lavoro - ha detto Renzi. Oggi la Repubblica rischia di essere affondata dalla rendita o bloccata dal lavorio di chi crede di potersi permettere altri ritardi». Senza timori verso la televisione (Renzi i programmi tv li ha affrontati tutti, dalla De Filippi a Santoro - dove Bersani invece quest'anno non ha mai messo piede né per le primarie né per le politiche - passando per Floris e i Fazio di turno). «Sembro Mike Bongiorno - ha scherzato ieri parlando del suo maglione - e così passo da Mike a Maria De Filippi, i miei riferimenti culturali». La sfida è lanciata, ora resta da aprire la busta: la uno, la due o la tre? Comunque vada, oltre Bersani.

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