Politica

Goldman ora basta

Ha un bel dire la Goldman Sachs che il nostro Paese è un problema per l'Unione europea a causa del "fattore Grillo" e che anche le elezioni sarebbero da evitare perché nuocerebbero gravemente alla...

Ha un bel dire la Goldman Sachs che il nostro Paese è un problema per l'Unione europea a causa del "fattore Grillo" e che anche le elezioni sarebbero da evitare perché nuocerebbero gravemente alla stabilità ed allontanerebbero gli investitori. A parte il fatto che i mercati sono già abbondantemente diffidenti per cui le elezioni non costituirebbero di certo un ulteriore motivo di disaffezione, resta il fatto che dalla diagnosi, tutt'altro che acuta e originale, non viene fuori niente che possa aiutarci a superare l'impasse. Alla Goldman Sachs, pertanto, ci permettiamo di dare un suggerimento: essendosi già impicciata ben oltre qualsiasi limite dei nostri affari, si faccia i suoi e non ci ammorbi con intemerate che nulla aggiungono alle già copiose analisi sulla crisi italiana. Lo sappiamo che Grillo è il problema. Ma non è il solo. Forse non è un problema un Pd, irresponsabile e perciò impresentabile, come da più parti ormai si ritiene, che ha fatto fallire l'unica possibilità di avere un governo, sia pure "di scopo", rifiutandosi di costituire un fronte di forze politiche in carica giusto il tempo di varare una decente legge elettorale e tenere i conti in ordine fino al voto necessariamente anticipatissimo? Avrebbe evitato di costringere il capo dello Stato a una indiscutibile forzatura dando vita alla singolare commissione di "saggi" della cui durata e dei cui fini nessuno ha contezza, tanto per prolungare lo "stallo" e rinsaldare un governo dimissionario da quattro mesi, fino all'elezione del suo successore, tra una quindicina di giorni. Sul Pd, lacerato al suo interno come mai lo è stato, grava la responsabilità dell'avvitamento della crisi, molto di più che su Grillo il quale, coerentemente, ha rifiutato di fare da spalla all'uomo di Bettola e continua a giocare la sua partita nella certezza di vincerla. Prospettiva questa piuttosto remota poiché tra gli stessi elettori del Movimenti si fa strada il dubbio: basta leggere i post sul blog del Capo per rendersi conto della delusione crescente. Le elezioni, dunque, potrebbero segnare un arretramento notevole del consenso grillino, fino a un vero e proprio flop come ha ipotizzato Galli della Loggia sul Corriere della sera. Le elezioni, checché se ne pensi nei circoli dell'alta finanza, rappresenterebbero lo sbocco naturale di una caotica situazione segnata dallo stravolgimento di tutte le regole. Riteniamo, infatti, che il capo dello Stato non ha tenuto in debito conto che il varo di una commissione deputata all'elaborazione del programma di un ipotetico governo è eccentrico rispetto alla democrazia parlamentare regolata da altre procedure. La "novazione" non costituzionalmente corretta non è altro che una giustificata dichiarazione di sfiducia da parte del Quirinale verso i partiti politici incapaci di fronteggiare una crisi acuita dal controverso risultato elettorale. A questo punto dovrebbero essere i partiti stessi a provare il contrario di ciò che pensa di loro il capo dello Stato in sintonia con la stragrande maggioranza dei cittadini. Nel solo modo possibile: abbandonando l'idea di avere un governo in pochi giorni, perché non è proprio aria, e concentrandosi nella ricerca di un nuovo presidente della Repubblica che, lungi dal perseguire strade che non portano da nessuna parte, o è in grado di favorire la nascita di un governo "di scopo" e dunque di brevissima durata, oppure prenda la decisione più dolorosa, ma non per questo necessariamente traumatica, di sciogliere immediatamente le Camere, cosa che Napolitano avrebbe fatto se la Costituzione glielo avesse consentito. Inutile girarci intorno. Il Pd dovrà adeguarsi a ciò che è nell'ordine delle cose: governo a termine o elezioni subito, smentendo la politica suicida fin qui perseguita. Scelta civica di Monti non potrà che adeguarsi. Il Pdl che da solo aveva indicato la via del realismo un minuto dopo l'acquisizione del risultato delle urne, non potrà che agevolare il percorso verso una nuova fase caratterizzata dal ridimensionamento delle forze anti sistema, anche per effetto di una auspicabile nuova legge elettorale. Ecco perché Goldman Sachs sbaglia: talvolta il ricorso alle urne può riportare un po' di ordine. Diversamente, l'alternativa quale sarebbe? La risposta è nell'impossibilità di dare una risposta. Tutta qui l'anomalia italiana. di Gennaro Malgieri

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