Le campagne elettorali, si sa, prendono la mano a tutti. Anche ai più virtuosi, ai più pazienti, ai più sobri. Ma dovrebbe esserci un limite alle concessioni imposte dall’ansia dell’ultima curva prima del traguardo. L'ansia, diciamo, della volata. Perché di questa ormai si ha il sentore, essendosi via via ridotte le distanze tra la lepre, come lo stesso Pier Luigi Bersani si sentiva all’inizio della corsa, e gli inseguitori. Un ragionevole limite è decisamente mancato ieri a Mario Monti quando ha dato dei «cialtroni», a cominciare naturalmente da Silvio Berlusconi, a quanti non ne hanno mai condiviso o non condividono più bilanci d’azione al governo, valutazioni del passato e previsioni. Allo stesso Berlusconi quando, pur provocato da una simile insolenza, ha cercato di ricambiarla con giudizi troppo trancianti, peraltro rimproverando al professore errori, per esempio nei rapporti con Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini, ai quali neppure lui riuscì a sottrarsi negli anni in cui li ebbe entrambi come alleati. A Bersani quando, proponendosi come il pizzardone che una volta stendeva elegantemente le braccia in Piazza Venezia, come se fosse un figurino, ha liquidato come un problema di «traffico» la pretesa di incolonnare nella stessa direzione di governo, dopo il voto di fine mese, Monti e Nichi Vendola. E in più strizzando l’occhio, con risposte evasive, alle supposte sponsorizzazioni- passate, presenti o future- di un’ascesa sul Colle più alto di Roma da parte del presidente uscente del Consiglio. Che notoriamente preferisce la salita, appunto, alla discesa quando si mette al passo con la politica. A dispetto dei loro titoli accademici e/o della loro esperienza nei palazzi del potere, solo dei velleitari possono pensare, poco importa se come candidati o sostenitori, di potere in qualche modo scommettere sul Quirinale, a votazione obbligatoriamente segreta, in un Parlamento disarticolato e contraddittorio, con grillini, ingroiani, leghisti esaltati o frustrati -si vedrà- dalla corsa di Maroni al Pirellone, e quant’altri. Così saranno infatti le Camere destinate ad uscire dalle urne dopo questo tipo di campagna elettorale. E con questa balordissima legge, chiamata allegramente Porcellum anche dai suoi autori.
Tra velleità e incognite
di Francesco Damato Le campagne elettorali, si sa, prendono la mano a tutti. Anche ai più virtuosi, ai più pazienti, ai più sobri. Ma dovrebbe esserci un limite alle concessioni imposte dall’ansia...