Con il conto alla rovescia verso il giorno delle elezioni ormai iniziato, si fa sempre più duro l’attacco di Pier Luigi Bersani a Silvio Berlusconi. Sulle promesse elettorali, sui guasti provocati dal centrodestra al governo. Ma non solo. È sul modo «malato» in cui il leader del Pdl vede le donne che il segretario del Pd ha puntato decisamente, dopo il siparietto di qualche giorno fa tra il Cavaliere e un’impiegata di Green Power. «Noi portiamo in parlamento il 40% di donne. A Monti chiedo quante ne eleggi? A Berlusconi invece dovrei dire "quante bambole porti?"», è stato l’affondo di Bersani che già lunedì aveva accusato l’ex premier di considerare le donne come «bambole gonfiabili». «Per come ragiona, per come si esprime, per la malattia che ha in testa dovrei dire così», ha insistito il leader del Pd durante un comizio a Catania. Le parole di Bersani hanno suscitato l’immediata reazione delle parlamentari del Pdl. «Bambola? Vallo a dire a tua sorella», ha replicato Daniela Santanchè. E anche Monti ha bacchettato Bersani per quel «bambole gonfiabili». «Ha giustamente ribattuto» a Berlusconi, «ma con un’immagine non bellissima per la donna». Nel merito, il segretario del Pd ha ribadito la sua preoccupazione per le «sirene» suonate da Berlusconi. «Basta condoni, perché i condoni ci hanno rovinato», ha ripetuto. È sul lavoro invece che bisogna puntare per risollevare il Paese. «Berlusconi venga sui luoghi i lavoro e ascolti quel che stiamo dicendo», lo ha sfidato. Ma anche sulle tasse il leader Pd prova a lanciare le sue proposte: «Anch’io le voglio abbassare - ha spiegato - ma prendendo i fondi dalla fedeltà fiscale, non certo da scuola e sanità come vuol fare Berlusconi», Bersani sa di dover scardinare l’opinione diffusa dei commentatori che le parti si siano rovesciate, che il Pd sia ormai all’inseguimento. Di certo sui temi, se non sulle percentuali dei sondaggi che ufficialmente da qualche giorno non possono più essere diffusi. «Quattro mesi fa la destra era scomparsa, Berlusconi era a Malindi, ma io sapevo che la destra esiste», ha detto a Catania, «ma noi siamo alternativi a tutto questo e io ho fiducia che il giaguaro, il giaguarone, lo mettiamo sotto, che lo smacchiamo». Eppure «non c’è solo da smacchiare Berlusconi, ma anche il berlusconismo che è entrato nelle vene. Siamo l’unica democrazia del mondo in cui la gran parte del sistema politico è organizzato attorno a una persona». Ora, ha avvertito ancora una volta, «se vincesse mai quella logica, il paese va contro un muro. Dal governo dovremo cambiare il sistema politico». Ma date le condizioni di oggi, «il voto utile per battere la destra è solo il nostro - ha insistito - siamo l’unica risposta solida per questo paese. Diamoci una mano tutti».
Bersani: Cav «malato» per le donne
No ai condoni e rilancio sulle tasse: «Abbassiamole grazie alla fedeltà fiscale»
