Politica

Mario e Casini separati in casa

Manovre Nella campagna elettorale non ci sono ancora iniziative comuni Il Prof vuole indebolire l’Udc per essere l’unico a decidere le alleanze post voto

Il tour elettorale di Monti è entrato nel vivo ma ancora non si intravedono inziative comuni con i due alleati, Fini e Casini. Il segno, fa notre qualcuno all’interno della lista montiana, di una certa freddezza e di una diversità di obiettivi per il post voto soprattutto tra il Prof e il leader centrista. Quella frase butta lì dal Prof una settimana fa, «non sono salito in politica per offrire un’ancora di salvataggio a Casini e Fini», la dice lunga sul clima nella coalizione centrista. Nell’Udc negano che ci siano malumori verso Monti ma a via Due Macelli fanno notare comunque il fastidioso puntualizzare da parte del Prof della differenza tra la nuova società civile e la vecchia politica. A ciò si aggiungono i recenti sondaggi (Swg e Piepoli) che inchiodano lo scudocrociato al 3%, con una percentuale quasi dimezzata rispetto a quella accreditata a Casini nel momento della nascita della Lista Monti. Quel 3% è un livello pericolosamente vicino alla soglia del 2% che impedisce ai partiti in coalizione, l’accesso alla Camera, anche se l’Udc rientrerebbe come primo dei non eletti, con gravissimo danno di Fli; e pone quindi il partito di Casini in una condizione di debolezza. Casini e Fini ma anche Monti hanno prospettato, per il dopo voto, gruppi unici alla Camera e al Senato; inoltre i leader di Udc e Fli hanno addirittura parlato di un partito unico post elettorale. Eppure nonostante queste manifestazioni verbali di grande feeling, in agenda ad oggi non c’é alcuna iniziativa comune, né foto che immortalino insieme i tre leader, né ipotesi di comizi o manifestazioni pubbliche insieme. «Siamo sparpagliati sul territorio per cercare di raccogliere più voti possibili» ha detto Monti a chi gli ha posto l’interrogativo del rapporto con gli alleati. C’è poi un’altro fattore che fa tremare i polsi a Casini. Ed è che Monti gli scippi consensi. Lui finge di non curarsene e di essere animato da grande generosità come si deve fare quando si è in una coalizione. «Io sono candidato al Senato per la Lista Monti, quindi non sono preoccupato della sua crescita. Semmai sarei preoccupato del contrario…». Ma al di là delle dichiarazioni di facciata, la tensione resta. Tant’è che Casini è stato costretto a rimarcare, a chi gli faceva notare di aver lasciato tutta la scena a Monti, che è «ben lieto di fare il secondo perché la battaglia è per il bene del Paese» e comunque «senza l'Udc, Monti non ci sarebbe stato» e «l’Udc è stato il lievito». D’altronde all’interno della Lista Civica sottolineano che fu Casini a puntare i piedi perché alla Camera ci fossero liste separate e non un’unica lista come in Senato. Per questo Casini entrò in rotta di collisione con Corrado Passera e lo costrinse a farsi da parte. Ma non si tratta solo di schermaglie dietro le quinte. Differenze esistono anche nei temi. Un caso è la divergenza tra Casini e Monti sulle unioni gay. All’apertura del premier, che trova sia arrivato il momento di «andare in direzione dell’Europa sul riconoscimento dei diritti per le coppie gay», Casini chiude in modo perentorio: «Noi seguiamo la nostra coscienza e non credo cambieremo opinione indipendentemente da valutazioni che possono avere anche altri nella nostra coalizione». Il Professore ha come obiettivo di ottenere una percentuale maggiore rispetto a quella dei propri alleati. In modo che se ottiene la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento la sua leadership non potrebbe mai essere messa in discussione. Monti vuole ottenere più peso politico all’interno della coalizione anche per essere lui e solo lui (senza condizionamenti esterni) a decidere nella fase post voto quali saranno le alleanze da percorrere per contare qualcosa sia in caso di vittoria di Bersani che in quello più improbabile di vittoria di Berlusconi.

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