Altro che campo largo unito, Piazza del Popolo diventa l’ennesimo teatro di scontro tra i compagni. Basta osservare come sono posizionati i leader del progressismo durante l’intervento di Landini. Tra i manifestanti e sotto i gazebo, fatti installare prima dell’evento, c’è il presidente del Movimento 5 Stelle, mentre ai piedi del palco la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, accompagnata dal duo di Alleanza Verdi e Sinistra composto da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Sarà un cartello elettorale o è un posizionamento casuale? Una cosa è certa: la stessa prima inquilina del Nazareno deve essere chiamata da diversi colonnelli per cercare quello che vorrebbe contenderle la leadership. Solo allora arriva il famoso “selfie della compattezza”. Peccato che di coeso, a certe latitudini, ci sia poco o nulla. I fischi alla prima donna dem, quando si parla di armi, valgono più di mille parole.
Detto ciò, la preoccupazione per l’ex sardina che intende sfidare Meloni non è il solo capo dei grillini. A spaventarla, ad esempio, il protagonismo del sindaco di Roma, Gualtieri, considerato da molti l’outsider in ottica primarie. Ragione per la quale quella che doveva essere una prova di forza, nei fatti, si traduce nell’ennesimo segno di debolezza per chi, pur non condividendo nulla, deve marciare unito.
La prima sfida, intanto, è proprio quella per accaparrarsi i voti della rossa Cgil. I pentastellati Baldino e Buffagni dicono di essere gli interlocutori naturali per quel popolo, mentre Zingaretti e Bonafoni parlano di amici da una vita. Chi si accaparrerà i loro preziosissimi consensi, quando sarà il momento di misurarsi sotto i gazebo?
Una cosa è certa: l’ex premier si sente già a Palazzo Chigi. A confermarlo le sue ultime uscite pubbliche, nelle quali attacca direttamente Meloni, come se il vasto campo largo lo avesse già eletto alla guida del variegato battaglione. «Vada a casa tuona o mostri coraggio con la manovra».
