di Giuseppe Sanzotta Poteva passare alla storia come il salvatore della patria. L'uomo che aveva battuto lo spread ,aveva ridato dignità all'Italia, l'uomo, novello Cincinnato, che finito il suo compito era tornato nell'ombra. Invece la magia dei sondaggi ha offuscato anche lui. Gli dicevano che gli italiani lo stimavano, apprezzavano la sua pacatezza, il suo rigore, la sua serietà anche quando imponeva tasse e Imu.. Non si indignavano se si lasciava sfuggire che non potevamo più permetterci il nostro sistema sanitario. Più frustava e più riceveva applausi. Monti ci ha creduto e ha voluto provare a incassare tanto consenso e tanta benevolenza. Non più un garante, un arbitro, ma una parte. Ha creduto agli amici che lo accreditavano di chissà quali percentuali: la Chiesa è con lui, gli onesti sono con lui, l'Italia migliore lo segue. E così è entrato, o meglio salito, in politica. Non c'è cosa peggiore degli adulatori. Ora anche Monti lo sa. Il premier dimissionario sa bene che non può vincere. La partita è solo tra Bersani e Berlusconi. Gli altri fanno contorno. Monti, sceso dalla cattedra , si è trovato immerso nelle liti come uno qualunque. Aveva creato la sua lista pensando di trovare un'autostrada per Palazzo Chigi. Invece. Parla e gli altri gli parlano sopra. I consensi sono pochi. Così adesso è lui in compagnia di Ingroia a far la battaglia contro il voto utile. Battaglia legittima, doverosa. Ma di testimonianza. Era quello che desiderava Monti? Oppure, con aristocratica presunzione, pensava di vincere facile? Lasciamo perdere i sondaggi, ma c'è qualcuno disposto a pensare che possa andare oltre il quarto posto? Nessuno. Anche gli adulatori si sono arresi. Così non stupisce che in Lombardia, vista persa la partita, in molti preferiscono sostenere Ambrosoli, l'unico in grado di battere Maroni, con buona pace di Albertini. Monti tuona, non ci sta, richiama all'ordine (alla disciplina di partito?). Meglio perdere che affidarsi subito al Pd. Perché Monti sa che quell'alleanza sarà forse necessaria e si illude di poter essere lui a dettare le condizioni. Potrà farlo solo se indispensabile e soprattutto forte di un buon risultato. Pensate se il Pd dovesse (ed è improbabile) vincere da solo in Lombardia, quali condizioni potrebbe dettare Monti? Nessuna. Comunque immaginare una alleanza Monti, Casini, Fini, Bersani e Vendola fa venire i brividi. Non per le scelte, ma per le non scelte. Per i rinvii, per le macchinose e inconcludenti trattative. Comunque vada per il professore sarà un fallimento. Potrà anche fare l'austero, ma se lui o alcuni dei suoi vogliono sentire profumo di ministeri dovranno scendere a patti. Con Bersani, se vince il Pd. Con Berlusconi se vince il Pdl. E se chi vince avrà una vera maggioranza, gli uomini del professore si ritroveranno emarginati in Parlamento e ignorati dai cittadini. Monti poteva essere l'uomo dello schieramento conservatore e liberale del Paese. Poteva incarnare il meglio del moderatismo italiano. Poteva essere l'artefice di un grande progetto. Ma ha lasciato la cattedra ed è sceso tra i banchi. Ora è uno dei tanti. Deve rintuzzare i dissidenti lombardi. Attaccare Berlusconi, non basta più deriderlo, prendere le distanze da Bersani per evitare che il voto utile lo massacri. Il professore adesso siede nei banchi in fondo, nei primi posti ci sono Berlusconi e Bersani. Lui sta con i ripetenti Fini e Casini e con i sognatori Giannino e Ingroia. Ne valeva la pena? Poteva passare alla storia come il salvatore della patria. L'uomo che aveva battuto lo spread ,aveva ridato dignità all'Italia, l'uomo, novello Cincinnato, che finito il suo compito era tornato nell'ombra. Invece la magia dei sondaggi ha offuscato anche lui. Gli dicevano che gli italiani lo stimavano, apprezzavano la sua pacatezza, il suo rigore, la sua serietà anche quando imponeva tasse e Imu.. Non si indignavano se si lasciava sfuggire che non potevamo più permetterci il nostro sistema sanitario. Più frustava e più riceveva applausi. Monti ci ha creduto e ha voluto provare a incassare tanto consenso e tanta benevolenza. Non più un garante, un arbitro, ma una parte. Ha creduto agli amici che lo accreditavano di chissà quali percentuali: la Chiesa è con lui, gli onesti sono con lui, l'Italia migliore lo segue. E così è entrato, o meglio salito, in politica. Non c'è cosa peggiore degli adulatori. Ora anche Monti lo sa. Il premier dimissionario sa bene che non può vincere. La partita è solo tra Bersani e Berlusconi. Gli altri fanno contorno. Monti, sceso dalla cattedra , si è trovato immerso nelle liti come uno qualunque. Aveva creato la sua lista pensando di trovare un'autostrada per Palazzo Chigi. Invece. Parla e gli altri gli parlano sopra. I consensi sono pochi. Così adesso è lui in compagnia di Ingroia a far la battaglia contro il voto utile. Battaglia legittima, doverosa. Ma di testimonianza. Era quello che desiderava Monti? Oppure, con aristocratica presunzione, pensava di vincere facile? Lasciamo perdere i sondaggi, ma c'è qualcuno disposto a pensare che possa andare oltre il quarto posto? Nessuno. Anche gli adulatori si sono arresi. Così non stupisce che in Lombardia, vista persa la partita, in molti preferiscono sostenere Ambrosoli, l'unico in grado di battere Maroni, con buona pace di Albertini. Monti tuona, non ci sta, richiama all'ordine (alla disciplina di partito?). Meglio perdere che affidarsi subito al Pd. Perché Monti sa che quell'alleanza sarà forse necessaria e si illude di poter essere lui a dettare le condizioni. Potrà farlo solo se indispensabile e soprattutto forte di un buon risultato. Pensate se il Pd dovesse (ed è improbabile) vincere da solo in Lombardia, quali condizioni potrebbe dettare Monti? Nessuna. Comunque immaginare una alleanza Monti, Casini, Fini, Bersani e Vendola fa venire i brividi. Non per le scelte, ma per le non scelte. Per i rinvii, per le macchinose e inconcludenti trattative. Comunque vada per il professore sarà un fallimento. Potrà anche fare l'austero, ma se lui o alcuni dei suoi vogliono sentire profumo di ministeri dovranno scendere a patti. Con Bersani, se vince il Pd. Con Berlusconi se vince il Pdl. E se chi vince avrà una vera maggioranza, gli uomini del professore si ritroveranno emarginati in Parlamento e ignorati dai cittadini. Monti poteva essere l'uomo dello schieramento conservatore e liberale del Paese. Poteva incarnare il meglio del moderatismo italiano. Poteva essere l'artefice di un grande progetto. Ma ha lasciato la cattedra ed è sceso tra i banchi. Ora è uno dei tanti. Deve rintuzzare i dissidenti lombardi. Attaccare Berlusconi, non basta più deriderlo, prendere le distanze da Bersani per evitare che il voto utile lo massacri. Il professore adesso siede nei banchi in fondo, nei primi posti ci sono Berlusconi e Bersani. Lui sta con i ripetenti Fini e Casini e con i sognatori Giannino e Ingroia. Ne valeva la pena?
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