Politica

Tra il premier e il Cav piccoli segnali di crisi

L'ultimo problema è Catricalà. Almeno per il Pdl. Il sottosegretario alla presidenza non ha ancora ricevuto le deleghe dal premier Mario Monti. Potrebbe sembrare un dettaglio. Giustificabile peraltro con il fatto che non sono stati ancora nominati gli altri viceministri: quando saranno in carica potranno allora essere distribuite le deleghe. Sarà, ma Catricalà, voluto al fianco di Monti proprio per rassicurare Berlusconi e Letta, dovrebbe occuparsi di servizi segreti e al momento l'unico compito che ha è convocare il consiglio dei ministri e sovrintendere alla stesura del verbale. Insomma, è lì senza poteri. Un piccolo particolare che però è indice di come la tensione tra il Cavaliere e il Professore stia lentamente lievitando. Berlusconi per ora non commenta in pubblico. Anzi, quando la sua auto lascia palazzo Grazioli saluta i giornalisti con la mano e non si concede neppure una battuta. Con i suoi più stretti collaboratori (Verdini, Alfano, Letta) si lascia andare e con un pizzico di stizza fa notare: «Avete visto Monti? Dicevano che il problema ero io e lo spread tona a volare. A me dicevano di fare presto e lui nel consiglio dei ministri non ha ancora preso un provvedimento significativo». Un fastidio che trapela pure nelle parole che Gaetano Quagliariello scrive su Facebook in serata: «Olli Rehn, il severissimo vice-presidente della Ue, non perdeva occasione per bacchettare l'Italia berlusconiana. Ora che c'è Monti (e le cose non vanno meglio) è così entusiasta che arriva dire, rievocando le sue letture guareschiane: "Anche Peppone e don Camillo oggi starebbero con Monti". Mi permetto di dubitarne: Peppone e don Camillo sono eroi d'altri tempi e con passioni ben più radicate che non la quotidiana osservanza dello Spread. Per questo, pur rispettandosi, non sarebbero mai stati dalla stessa parte...». Un fastidio divenuto palese al vertice dell'altra sera – smentito dagli interessati – di Alfano, Bersani e Casini con Monti. Il segretario del Pdl ha fatto sapere che il premier vorrebbe fare subito 15 sottosegretari, tra cui anche qualche politico e persino qualche parlamentare. Ma il partito del Cavaliere non ci sta. È circolata anche la voce che Giampaolo D'Andrea, ex sottosegretario del governo Prodi, sia particolarmente gradito al Quirinale e sarebbe destinato ai Rapporti con il Parlamento. Maurizio Gasparri s'inalbera: «Abbiamo detto solo tecnici. Nulla di personale con D'Andrea ma se venisse nominato sarebbe per noi una criticità. Non posso poi escludere agguati in Parlamento. L'ho detto chiaro anche al governo. Facciano quello che vogliono, io li ho avvisati. E poi l'argomento non mi appassiona. Tra due anni ci chiederemo: chi era il ministro della Sanità? Anzi, se me lo chiede oggi neppure lo ricordo. Per me mancano 350 giorni lavorativi alle elezioni, meno dei punti dello spread». Eppure, proprio per bilanciare la nomina dell'ex esponente del Ppi Monti era disponibile a controbilanciare con una nomina di un tecnico d'area come Antonio Martusciello o Zeno Zencovich (quest'ultimo però non ha mai fatto politica). La poltrona più delicata sembra quella di viceministro all'Economia che il capo del governo vorrebbe affidare all'attuale ragioniere generale dello Stato, Vittorio Grilli. Il quale tuttavia ci andrebbe a rimettere circa 300mila euro di stipendio all'anno. Si pensava anche a una sua nomina direttamente a ministro. Per le altre poltrone che contano i nomi sono quelli già circolati. Come Mario Ciacca alle Infrastrutture, che avrà il compito di sbloccare il project financing tanto richiesto dagli imprenditori.

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