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Non tornerà più sul piedistallo.

Seaccoglieranno l'appello di don Pino Ciucci, il parroco della chiesa che solo per un soffio è scampata alla furia dei vandali, sabato pomeriggio. Non così, purtroppo, la sua sacrestia. «Mettiamo tutti la foto della Vergine di Lourdes sui nostri cellulari - ha lanciato la sfida contro il sacrilegio don Pino Giucci, ieri pomeriggio prima dell'inizio del Rosario di riparazione celebrato nella chiesa dei santi Marcellino e Pietro in Laterano, cui ha partecipato anche il cardinale vicario del Papa, Agostino Vallini - sarà la prima immagine che avremo davanti al mattino, e prima di cominciare la nostra giornata di lavoro diciamo un'Ave Maria». È stato un pomeriggio intenso per il parroco. Prima la denuncia formale delle devastazioni davanti ai carabibieri. Poi il prelato ha raccolto lo sfogo dei fedeli sconvolti dal gesto sacrilego. In tanti si sono rivolti con sgomento a don Pino chiedendo il perché di tanta violenza. È proprio da questo incontro con i fedeli, parrocchiani sì, ma anche romani arrivati a San Marcellino da ogni capo della città, che è nata l'idea di cambiare sfondo al proprio cellulare, anche per una sola settimana. Un gesto riparatore dal valore simbolico dopo lo sfregio della Madonnnina rubata dalla sacrestia e fatta a pezzi su via Labicana, finita quasi in polvere tra i piedi degli indignati. Mentre tra i vetri rotti del portoncino si vede ancora appeso al muro il Cristo senza più testa, e con le gambe e un braccio mozzato. «Quel gesto è un segno grave di povertà umana e spirituale», ha detto il cardinale Agostino Vallini rivolto ai fedeli riuniti in chiesa, che ha pregato davanti al piedistallo rimasto vuoto, dove era posto la statua raffigurante la Vergine di Lourdes. Dopo la preghiera vespertina con numerosi fedeli della parrocchia, il vicario di Benedetto XVI ha espresso anche il dolore del Papa sottolineando che «l'atto vandalico e di oltraggio ai simboli della nostra fede non solo addolora molto e offende per ciò che essi significano ma anche rattrista perché è un segno grave di povertà umana e spirituale». «Preghiamo - ha poi concluso - per chi ha compiuto quel gesto sacrilego, perché possa ravvedersi e maturare una coscienza personale che sappia rispettare la fede di ogni credente e le tradizioni religiose».

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