Bocciato il cosiddetto "processo lungo", il disegno di legge che consente all’imputato di far valutare al giudice tutti i testimoni in sua difesa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore. Un insieme di norme che per i consiglieri dell'organo di autogoverno della magistratura presenta "gravi e motivate ragioni di preoccupazioni" perché avrà "effetti dirompenti sul sistema giudiziario". "Sarà la morte del processo penale", la denuncia più ricorrente. Un giudizio contenuto in una risoluzione approvata oggi dal plenum a larga maggioranza, con il voto contrario soltanto dei tre consiglieri laici di centrodestra. L'ITER DEL DDL Il documento è stato presentato dai rappresentanti di tutte le correnti togate e dei laici di centrosinistra a fine luglio, nei giorni caldi del dibattito in Senato sul ddl poi approvato e che attende ora di essere riesaminato alla Camera. Ma è stato rinviato alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva perché i laici di centrodestra avevano minacciato di dare battaglia contestando soprattutto l'interferenza nei lavori parlamentari. Senza appello è il giudizio del Csm: il ddl "si caratterizza per l'evidente capacità di rallentare a dismisura la durata di tutti i processi penali attualmente in corso, fatta eccezione per quelli per i quali sia stato già chiuso il dibattimento di primo grado", avvertono i consiglieri di palazzo De' Marescialli, sottolineando come l'intervento in questione abbia "dirette ricadute sul cuore dell'attività giudiziaria", tanto da rendere "necessario" che il Consiglio intervenga. In particolare, "preoccupante" viene giudicata la norma che prevede l'applicazione delle novita' ai processi in corso di primo grado, col rischio che "debbano ricominciare da capo tutti". "INCOSTITUZIONALE" I consiglieri del Csm denunciano anche l'incostituzionalità del "processo lungo": "L'intervento proposto si muove in direzione opposta a quella prescritta dall'articolo 111 della Costituzione, il quale impone la ragionevole durata del processo". E, "dirompente" giudicano il combinato disposto delle norme in questione, con cui "viene dilatata la durata dei processi" e quelle di riduzione dei termini di prescrizione. Nel documento di evidenzia come l'obiettivo delle norme sia quello di "affidare alle parti la dinamica processuale, privando il giudice della possibilità di gestire l'andamento del processo in funzione di un accertamento processuale che si svolga secondo i canoni costituzionali della ragionevole durata". "La mancanza di un preventivo vaglio sulla rilevanza e superfluità delle prove richieste dalle parti potrebbe determinare - avverte il Csm - effetti paradossali, le cui conseguenze si rivelerebbero assai negativamente sui già dilatati tempi dell'accertamento processuale nei vari gradi di giudizio". Una norma che "appare quindi agevolare l'abuso del processo e legittimare le più varie tattiche dilatorie". "Contraddittoria e irrazionale" il Csm giudica ancora la norma che "da un lato consente l'acquisizione delle sentenze irrevocabili ai fini della prova dei fatti accertati, e dall'altro impone di svolgere nuovamente un'istruttoria sugli stessi fatti, solo che l'imputato lo chieda". L'assenza di "un adeguato filtro selettivo" da parte del giudice "non potrebbe che determinare - avvertono i consiglieri - un ulteriore abnorme allungamento dei tempi del dibattimento". I CONSIGLIERI LAICI: "Csm stia fuori dal dibattito politico" A votare contro la risoluzione che boccia la riforma Alfano sul cosiddetto processo lungo sono stati i tre consiglieri laici del Pdl Filiberto Palumbo, Nicolò Zanon e Bartolomeo Romano, tranne Annibale Marini che era invece assente alla seduta del plenum di questa mattina. "La Costituzione - ha detto il consigliere Bartolomeo Romano - stabilisce la divisione dei poteri, il parlamento fa le leggi e gli altri le applicano. Questa è una sede che deve essere tenuta fuori dal dibattito politico".
Il Csm boccia il "processo lungo"

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