Politica

Raisi: "Un complotto ci tolse il patrimonio"

C'è un concetto che Enzo Raisi ripete ossessivamente: «Secondo i ricorrenti i soggetti preposti in ottemperanza delle decisioni non hanno mantenuto fede alle direttive date». Che vuol dire questa frase in burocratese del deputato finiano, noto per la sua parlantina sciolta e diretta? «Vuol dire che sono andati oltre i poteri che sono stati loro assegnati». Insomma, i futuristi si preparano a dare battaglia sul patrimonio di An, ora gestito da un'associazione in cui i filo-pidiellini hanno preso la maggioranza. L'ex amministratore del Secolo risponde al nuovo presidente del comitato di gestione, Franco Mugnai, che nella sua prima intervista nel nuovo ruolo aveva detto al Tempo che gli uomini del presidente della Camera non hanno possibilità di fare causa per riavere i beni perché non ci sono i presupposti. Onorevole Raisi, ma quando lei parla di poteri travalicati a che cosa si riferisce?  «A tanti aspetti». D'accordo, quali? «Per esempio al Secolo. Io sono stato mandato via da amministratore unico ed è stato istituito un consiglio di amministrazione. E questo non era previsto dalle competenze del comitato dei nove».   E ancora?  «La cosa più grave: adesso si capisce perché il nostro tesoriere storico, Franco Pontone, si dimise. Dopo, quelli del Pdl fecero il ribaltone».   Scusi, e che cosa ha capito? «Pontone lasciò sull'onda della boutade mediatica della casa di Montecarlo. Vennero pubblicate le false carte che avrebbero attestato che l'appartamento era di proprietà di Giancarlo Tulliani. Tutto inventato. Dopo un anno Fini è stato assolto, Lavitola è ricercato». Pontone ha sempre spiegato che si dimise perché non si sentì difeso da Fini. «Senta, il dossier fabbricato da Lavitola, oggi ricercato e s'apprende a libro paga di Berlusconi come emerge dalle telefonate, era un falso. Tutta la bufera mediatica accelerò la decisione di Pontone di andare via. È stato un complotto. Sino a quel momento il patrimonio di An era gestito dalle persone di fiducia di Fini, dopo quel caso finì nelle mani di quelli del Pdl». Perdoni, sembra che parla in codice. Cosa vuol sostenere? «Nulla, semplicemente sto spiegando quello che è accaduto. Sto raccontando i fatti. E la invito anche a leggere l'ordinanza del caso Tarantini». E allora? Non capisco cosa c'entri con il patrimonio di An.  «C'entra. Lavitola, colui che aveva rapporti professionali con il premier è anche l'autore del falso dossier che avrebbe dovuto incastrare Fini. Ed è lo stesso Lavitola che era terrorizzato perché aveva saputo che Bisignani stava raccontando la verità sul caso». Qual è la verità?  «Bocchino aveva accusato Lavitola ad Annozero. Poi Bisignani viene arrestato e comincia a spiegare alcuni retroscena ai magistrati. E Lavitola è terrorizzato di finire lui dentro».   D'accordo, ma come fa a collegare questo al patrimonio di An? «Nasce tutto da lì. Dal caso Montecarlo. Costruito ad arte. Il resto sono tutte conseguenze».   Vabbè, ma adesso che cosa volete? Che vi ridiano il patrimonio di An? Volete una parte? Il Secolo?  «No, sul Secolo io ho già dato. Ma quando ero amministratore mi hanno processato, mi hanno incalzato sul piano industriale e sui conti, cosa che non era competenza assegnata al comitato dei nove. Oggi, nonostante fosse stato promesso dal nuovo cda un piano industriale, tra l'altro messo all'ordine del giorno del comitato dei nove di luglio, non si sa più nulla. Non si conosco cifre sui debiti reali e nemmeno cifre sulle vendite reali. Tantomeno si sa cosa si voglia fare con questo giornale». Che cosa vuole sapere allora? «Quante copie vende il Secolo oggi? A me risulta che a tanti lettori non sia piaciuta la svolta berlusconiana. Ci facciano leggere i numeri veri, quanti soldini perde». Tuttavia Mugnai sostiene che qualunque iniziativa giudiziaria non avrebbe i presupposti perché il congresso di An ha scelto che il partito confluisse nel Pdl. Che ne pensa? «Premetto che sulla vicenda non sono un ricorrente e dunque non spetta a me valutare. Comunque Mugnai è una persona equilibrata che stimo. Detto questo voglio ricordare che An si sciolse ed entrò nel Pdl. Ma ci entrò con la garanzia del cofondatore Fini. Peccato che il 29 luglio 2010 il cofondatore Fini sia stato espulso dal Pdl. Da allora tutto è cambiato».

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