«Opacità». «Cordate». Rapporti diretti tra singoli ufficiali e massimi esponenti di governo. Comportamenti che rischiano di minare la «trasparenza e l'attendibilita» del Corpo. In attesa che la Camera si pronunci sulla richiesta d'arresto per Marco Milanese - accusato di aver ricevuto regali e denaro in cambio delle nomine nelle aziende controllate dal ministero dell'Economia - le indagini del pm Vincenzo Piscitelli puntano dritto alla Guardia di Finanza. È dall'interno della Gdf, infatti, che sarebbe partita la fuga di notizie. Ed è in questa direzione che nei prossimi giorni andranno gli accertamenti dei magistrati napoletani. Che si concentreranno anche su un altro filone d'indagine definito "interessante": quello dei conti all'estero. Nella relazione sull'analisi dei conti correnti di Milanese, il consulente del pm scrive che sono transitati importi consistenti: quasi 6 milioni di euro in meno di 4 anni. Ed indica anche alcune voci in entrata da società come Alitalia (164mila euro), Ferrovie dello Stato (245mila euro), Rai (130mila). Sia la compagnia aerea sia Ferrovie hanno però smentito di aver dato a Milanese consulenze anche se Fs ha confermato di aver elargito quella cifra ma per l'incarico di Presidente dell'organismo di Vigilanza delle Fs rivestito da Milanese fra il 2 dicembre 2004 e il 31 luglio 2008. Ma per capire quale sia stato in questi anni il ruolo di Milanese, e il suo rapporto con la Gdf, torna utile anche un'intervista che l'ex responsabile della security di Telecom, Giuliano Tavaroli, rilasciò a Repubblica nel 2008. Tavaroli racconta di quando l'allora Ad di Telecom Carlo Buora lo chiamò perché «Tremonti soffia ai banchieri che Telecom è prossima al fallimento». «Decido di mettermi in contatto con il capo della sua segreteria - disse Tavaroli al quotidiano - un ufficiale della Gdf Marco Milanese, che poi lascerà le Fiamme Gialle per lavorare direttamente nello studio di Tremonti. Contattare Milanese proprio lui e non altri, è un modo per dire a Tremonti: conosco i tuoi metodi, conosco il tuo sistema, chi lo agisce e interpreta, da dove possono venire le informazioni, vere o false, che possono danneggiare la mia azienda». Dunque a sentire Tavaroli Milanese aveva un ruolo tutt'altro che marginale. Ruolo che viene confermato anche dagli interrogatori di altri due personaggi finiti nell'inchiesta: Fabrizio Testa e Gianni Sidoti. Il primo è l'ex consigliere d'amministrazione dell'Enav che fece da intermediario per la vendita della barca di Milanese e che proprio per questo "favore" - secondo gli inquirenti - divenne presidente di Tecnosky; il secondo è un imprenditore amico di Paolo Viscione. Sentito il 13 dicembre dai magistrati romani Testa ha spiegato di essere stato nominato «in una quota politica riferibile alla destra sociale» e che «quello, deputato del Pdl, era incaricato dal ministero del Tesoro per le nomine del management delle società partecipate». Una conferma che arriva anche da Sidoti: «Milanese fu determinante per quella nomina».
"Ruolo chiave per le nomine"
