Politica

Poche idee, molto rumore

La campagna elettorale continua ad essere pessima. Da una parte e dall’altra ci sono poche idee e ben confuse. Milano epicentro di tutto. Il Pd è sempre più ostaggio della sinistra radicale e la sua narrazione del mondo appare fuori dalla realtà, inerpicata sui sentieri della sociologia terzomondista e del giustizialismo come soluzione finale della politica; il Pdl sembra piombato anch’esso in uno scenario sudamericano in cui si promette di abolire il pagamento dell’ecopass e l’elaborazione politica raggiunge la vetta critica con un bel «matto» appioppato da Bossi a un Pisapia sulla cui politica ci sarebbe da dire ben altro. Se Milano piange, Roma non ride perché sta succedendo un cataclisma e il centrodestra sembra nel frullatore. La Polverini presenta sue liste nel Lazio e fa accordi con il Pd per il ballottaggio, Alemanno dissente sulla linea di Renata ma poi appoggia il suo candidato, mentre i sultanetti locali del partito mandano a quel paese Gianni, il Pd si spacca e noi francamente cominciamo a guardare la faccenda come il primo atto della dissoluzione totale. Da mesi e mesi Il Tempo racconta la crisi dei partiti, quella drammatica del Pd e la surreale situazione interna del Pdl. Se Bersani non si preoccupa, pazienza, ma se Berlusconi crede di poter fare politica senza metter mano al partito si sbaglia. Noi pensiamo che sia molto più importante riorganizzare il movimento politico che dare interviste in contemporanea a tutti i telegiornali. Sono controproducenti. Passare dal silenzio degli ultimi giorni all’iperloquacità catodica trasmessa in simultanea dai tg di ieri non fa bene alla circolazione delle idee. Confonde. Bastava una sola intervista. Bastava un solo telegiornale. Magari con qualche concetto nuovo e costruttivo. Così non serve a niente. Fa solo rumore e copre le parole sbagliate della sinistra.

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