Nel centrodestra (ma pure nel centrosinistra, per la verità), tranne Silvio Berlusconi, non ci sono grandi conoscitori della televisione. Sarà per questo che dobbiamo fare i conti, di tanto in tanto, con proposte che non hanno né capo né coda, come l’ultima trovata del Pdl: si alternino i conduttori dei talk show Rai "per recuperare il pesante squilibrio a favore della sinistra", in una sorta di conduttor condicio dove una volta va in onda uno berlusconiano e la volta dopo tocca ad uno antiberlusconiano. Il presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, Sergio Zavoli, ieri ha espresso «parere fortemente negativo sulla questione». Ed è facile immaginare il perché. A parte il fatto che non c’è nulla di meno liberale della par condicio applicata alla televisione, guardiamo al merito del problema culturale e televisivo che attanaglia il centrodestra italiano da tempo: non c’è un programma, condotto da un giornalista vicino, per formazione e cultura al centrodestra, che riesca a fare gli ascolti di Michele Santoro o, volendo scendere di un paio di punti di share, di Giovanni Floris. Pensano davvero i politici di centrodestra che si occupano di tv che mandando in onda, a targhe alterne, Santoro e Floris ne guadagnerebbero la libertà o gli ascolti dei conduttori di centrodestra che li sostituiscono? Non scherziamo. Il punto è, cari amici del centrodestra, che se in poco meno di vent’anni non è emerso un conduttore di centrodestra in grado di fare grandi numeri di ascolto in prima serata, vuol dire che non c’è o che l’avete cercato male. C’è, è vero, Bruno Vespa ma va in seconda serata su Raiuno e poi i suoi numeri - in termini di spettatori - sono più bassi di Santoro e Floris. C’è Paragone, ma niente a che vedere con Annozero e Ballarò. La verità è che in questi anni sembra che la cultura, chiamiamola così, del centrodestra in tv si sia concentrata più sui programmi del pomeriggio che su quelli in prima serata. Il pomeriggio, intendiamoci, la tv ha i suoi effetti dato che va su un pubblico medio-basso per scolarizzazione e conoscenza delle cose. Ma non riuscirà mai a creare l’agenda politica e a dettarla, come accade ai programmi di informazione di prima serata. Per questo, anziché alternare Santoro, sarebbe il caso che il centrodestra culturale e giornalistico cominciasse a cercare, al proprio interno, un conduttore in grado di fare grandi numeri. Per farli, però, deve darsi, questo conduttore, una narrazione sul mondo ed una visione delle cose. L’unico che ci ha provato, negli ultimi anni, è stato Antonio Socci (ve lo ricordate Ecxalibur?) con il suo cattolicesimo appassionato ma con risultati non buoni in termini di ascolto. C’è alle porte il ritorno di Giuliano Ferrara, è vero, che arriverà dal 14 marzo su Raiuno dopo il Tg ma siamo ancora nell’opinione forte - il programma dovrebbe durare circa 7 minuti - e non nella narrazione tv, mix sapiente di immagini, montaggi, talk, punto di partenza e punto di arrivo. Anziché targhe alterne, cari amici del centrodestra, fate un appello pubblico: cercasi conduttore di centrodestra, richiesta presenza tv, conoscenza dell’italiano e… grandi ascolti. Astenersi perdishare.
Astenersi perdishare
