Efioriscono gli appelli. Martedì erano state le cinque componenti della segreteria del Pd (Roberta Agostini, Stella Bianchi, Cecilia Carmassi, Annamaria Parente, Francesca Puglisi) a chiedere pubblicamente al Cavaliere di liberare l'Italia «dall'imbarazzo». Messaggio rilanciato ieri durante un sit-in davanti a Palazzo Chigi dove, dietro allo striscione «La nostra dignità non è in vendita», sono scese in piazza parlamentari e semplici cittadine. E se le Democratiche si indignano non può essere da meno la direttrice dell'Unità Concita De Gregorio. Anche lei, infatti, ha voluto lanciare il «suo» appello con un editoriale dal titolo che fissa una netta linea di demarcazione: «Le altre donne». «Esistono anche altre donne» esordisce la direttrice. E giù a spiegare che il «baratro che non è politico» ma «culturale». Che il problema è «l'assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L'assenza di un'alternativa altrettanto convincente». Insomma il messaggio è chiaro: «Quel che non possiamo consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi (e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai?) per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze, continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l'esempio, la guida, il padrone». Parole chiare che raccolgono subito il plauso di centinaia di donne. E in serata una nota del quotidiano non manca di farlo sapere agli organi di stampa. Tra le prime firmatarie, scrivono, ci sono: la presidente del senatori Pd Anna Finocchiaro, le esponenti di Fli Maria Ida Germontani e Flavia Perina, Dacia Maraini, Barbara Alberti, Evelina Christillin, Matilde Bernabei, Alba Parietti, Emma Dante, Michela Murgia, Isabella Ferrari, Maria Sole Tognazzi, Nicla Vassallo, Barbara Lanati e moltissime altre donne. Anche se il vero colpo è un altro. L'appello, infatti, è stato sottoscritto nientepopòdimenochè dal numero uno della Cgil Susanna Camusso e da quello di Confindustria Emma Marcegaglia. Insomma, quando si parla di donne non ci sono distanze che tengano, sindacati a padroni stanno dalla stessa parte. E il quotidiano fondato da Antonio Gramsci non può che celebrare questo evento «storico». Peccato che a volte l'emozione giochi brutti scherzi. Passano pochi minuti e Marcegaglia nega tutto: «Non ho firmato e non condivido l'appello lanciato dall'Unità. È stato un equivoco, pensavo di firmare il manifesto per l'agenzia per le pari opportunità, di cui avevo letto qualcosa sul Messaggero». Chissà come si è indignata Concita. Nic. Imb.
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