Da Wikileaks al Bungaleaks. L’anno comincia com’era finito: con un diluvio di rivelazioni che si riversano sui media e aprono un processo virtuale contro Berlusconi. È questo il primo risultato della sentenza della Corte Costituzionale - pessima per il diritto, la giustizia e la politica - che ha aperto quel varco che i magistrati della procura di Milano attendevano come predatori. Non ci voleva molto a capire quali sarebbero stati gli esiti. E sono rimasto sorpreso dalle dichiarazioni concilianti del centrodestra dopo la sentenza. Era evidente che il verdetto della Consulta avrebbe fatto scintillare il mai riparato corto-circuito tra politica e giustizia. Date un’occhiata al calendario: non erano trascorse 24 ore e la caccia a Silvio si è riaperta con gran frastuono di fucili caricati a pallettoni. Bum bum bum. E il Bunga Bunga di fine anno si è trasformato nel Bungaleaks di inizio anno. Chi non vuol vedere la concatenazione di eventi, la perfetta sequenza temporale, è in malafede. Berlusconi è il bersaglio grosso di una campagna militarizzata che dura da diciassette anni e ora punta sul misfatto a luci rosse per inchiodare il Cav. Quel che è accaduto ieri è incredibile: l’inchiesta viene anticipata dal sito online del Corriere della Sera e in pochi minuti tutti i particolari sono sul web. Il segreto istruttorio, le minime garanzie per la difesa, vengono asfaltati in tempo reale da un colossale getto di bitume giudiziario incandescente. L’eruzione è tale che il procuratore di Milano Bruti Liberati fa una nota stampa per non lasciare dubbi: vogliono subito Berlusconi alla sbarra, i pm dicono di avere prove schiaccianti dei suoi incontri sessuali con una minorenne marocchina e dunque il processo s’ha da fare. Un dibattimento lampo sulla chiusura lampo. Che spettacolo per le istituzioni e gli italiani. Il blitz della magistratura nel lettone di Silvio passerà alla storia. I pm non hanno mai mollato la presa su di lui, non gli è mai stato perdonato il suo impegno politico. Fin dal primo giorno della sua discesa in campo - che mandò a carte quarantotto i piani di regime change che avrebbero consegnato il Paese ai postcomunisti - questo è stato il dato persistente della storia italiana. É una cappa di piombo che ci ha impedito di fare le riforme e rimettere in piedi le istituzioni scassate della Prima Repubblica. Siamo alla Seconda, ne arriverà una Terza, sfolgorante, sarà figlia della rivoluzione delle mutande.
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