È fatta. Dopo giorni di polemiche dentro e fuori il Palazzo, il travagliato disegno di legge sull'università è legge. Il Senato lo ha approvato con 161 sì, 98 no e 6 astenuti. In Aula - come al solito e nonostante l'avvicinarsi del Natale - i momenti di tensione non sono mancati, rischiando di far saltare proprio sul filo di lana l'accordo siglato mercoledì tra maggioranza e opposizione per garantire tempi certi all'approvazione del ddl. Dopo le dichiarazioni di voto, il presidente Pd Anna Finocchiaro ha annunciato che ogni senatore del suo gruppo avrebbe illustrato una proposta di coordinamento per ovviare alle incongruenze del testo, mettendo in campo - di fatto - l'ennesima strategia di ostruzionismo. Dai banchi della maggioranza sono arrivati fischi e proteste e la Finocchiaro, sempre più irritata per le interruzioni, ha interrotto il suo intervento: «Mi rifiuto - grida sbattendo i fogli - di concludere il mio ragionamento tra gli insulti. Abbiamo ancora 110 voti per il coordinamento formale. Siete degli irresponsabili non si tratta così la presidente del principale gruppo di opposizione», ha minacciato. È stato poi il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, a prendere la parola e a presentare le scuse alla collega Finocchiaro. A quel punto il clima si è raffreddato e l'Assemblea ha votato il provvedimento. A favore Pdl e Lega, contro Pd e Idv, mentre il terzo polo si è diviso: Udc, Api e Mpa si sono stenuti, Fli ha votato con la maggioranza. Soddisfatta Mariastella Gelmini: «Credo che oggi (ieri, ndr) sia una bella giornata per il Paese e per l'università italiana perché viene archiviata definitivamente la cultura falsamente egualitaria del '68 e comincia una nuova stagione all'insegna della responsabilità, del merito, del "no" agli sprechi, a parentopoli e ai vari casi di baronie», ha dichiarato il ministro dell'Istruzione. «È una sfida importante - ha aggiunto - Credo che sia una grande opportunità per gli studenti che sono i veri protagonisti di questa riforma. E lo dico anche a coloro che hanno protestato». Il ministro, comunque, si dice possibilista su eventuali modifiche, assicurando la sua «massima disponbilità a correggere il testo» della riforma nella fase attuativa. «È la più importante - ha spiegato - In Italia siamo abituati a preoccuparci solo dell'approvazione della legge, ma quante leggi poi rimangono lettera morta? Il mio impegno sarà quello di monitorare insieme al mondo accademico l'andamento di questo provvedimento, la sua attuazione. Sarà quella la fase in cui sulla base non di un pregiudizio ideologico ma della realtà c'è la massima disponibilità ad affinare il testo». La Gelmini si è rivolta anche ai ragazzi: «Subito dopo Natale incontrerò gli studenti del Cnsu e discuteremo insieme di come attuare il provvedimento», ha assicurato, ribadendo la sua volontà di confrontarsi con che vivrà direttamente gli effetti la riforma. «L'approvazione della legge - ha osservato - è un punto di arrivo ma anche un punto di partenza». Intanto, anche dopo l'approvazione, i collettivi studenteschi annunciano che la mobilitazione non si fermerà. «Sapevamo che ormai dentro il Parlamento non c'erano più margini - commentano sui blog - ma la battaglia non è finita. I tanti cortei l'hanno dimostrato: questo movimento riesce a mobilitare centinaia di migliaia di studenti fino a tre giorni prima di Natale, ben al di là delle canoniche manifestazioni autunnali. In questi mesi è successo un fatto storico: un'intera generazione di studenti è riuscita a bloccare l'Italia per porre i temi dell'università pubblica, della precarietà del lavoro, del futuro rubato al centro del dibattito pubblico. E non ci fermeremo».
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