Politica

Battaglia all'ultimo deputato

Ognuno dà i «suoi» numeri. O quelli dei dirigenti del partito «che speriamo non sbaglino». Più che la Camera sembrano le olimpiadi di matematica. Più uno, più due, più tre. Nessuno lo sa con precisione ma sembra concreta l'idea che il governo riuscirà a ottenere la fiducia. Si vedrà oggi. La giornata politica ieri è cominciata presto al Senato ed è finita in un ristorante nel centro storico di Roma, dove il premier ha riunito i deputati del Pdl. Ore 9 Berlusconi parla al Senato. Il premier chiede unità per il bene del Paese. «Sono sereno - dice appena arrivato a Palazzo Madama - ottimista e fiducioso come sempre». Il suo intervento dura 31 minuti. Berlusconi lancia la proposta di un patto di legislatura a «tutte le forze moderate presenti in Parlamento». Ore 9,45 la decisione di Bossi. «Con un voto in più non si governa e se non si può governare, fatalmente bisogna votare», commenta il leader della Lega. Ore 10 i mal di pancia dei finiani. Prima il presidente della Commissione Lavoro, il finiano Silvano Moffa. Poi la deputata Maria Grazia Siliquini. Si innesca il domino: gli esponenti di Futuro e Libertà che non vorrebbero votare la sfiducia all'esecutivo diventano quattro (ci sono anche Consolo e Polidori). Problemi che saranno discussi con il presidente della Camera che, a sorpresa, si presenta nello studio di Moffa. Ore 11 in scena il terzo polo. Fini, Casini e Rutelli si incontrano a Montecitorio. Ore 12 Di Pietro in procura. Il leader dell'Idv porta altri elementi sulla vicenda della «compravendita» dei parlamentari: «Ho fatto i nomi delle persone che sono informate dei fatti». Ore 14 vertice con Fini. La delegazione nello studio del numero uno di Montecitorio è nutrita. Ci sono Moffa, Menia, Patarino, Polidori, Bellotti e Siliquini. Nella stanza si trovano già Urso e Consolo, che ha «mediato» gran parte del pomeriggio con le colombe di Fli. Ore 14,05 Berlusconi replica al Senato. Il premier chiede ai finiani di riflettere: «Spero che la notte porti consiglio». Ore 15,15 La Russa e Pannella alla Caffettiera. Nel bar di piazza di Pietra, a due passi dalla Camera, si incontrano il coordinatore nazionale del Pdl e il leader dei Radicali. «Non c'è nessuna possibilità che i Radicali votino la fiducia al governo né che si astengano: il nostro incontro è stato per discutere di politica e per lavorare al dopo 14 dicembre» ha detto alla fine La Russa. Dunque, anche se era sembrato il contrario, i sei radicali a Montecitorio voteranno la sfiducia al governo Berlusconi. Ore 15,30 altro confronto Fini-Moffa. Il colloquio si svolge sempre nello studio del presidente della Camera. Mentre in Aula continua il dibattito. Ore 16.25 Berlusconi incontra Moffa e Urso. Cercano una «via d'uscita» nell'ufficio del premier a Montecitorio. Ore 16.40 Fli si ricompatta. Tutti i finiani danno l'ok a un documento in cui si propone a Berlusconi l'astensione al Senato se il premier andrà subito dopo a dimettersi per poi dar vita a un «Berlusconi bis». Altrimenti sfiducia e nuovo governo di centrodestra con un nuovo premier. Ore 17.30 Bossi boccia la proposta di Fli. Subito dopo arriva la risposta del portavoce del premier, Bonaiuti: Berlusconi non si dimette, «non accetta diktat». Ore 18.25 Casini riunisce i gruppi dell'Udc. I moderati restano compatti sulla sfiducia. Ore 18,30 in Aula la proposta di Futuro e Libertà. Tocca all'ex sottosegretario all'Ambiente, Menia, ufficializzare a Montecitorio la proposta dei finiani per le dimissioni di Berlusconi prima del voto di Montecitorio, ma le grida di protesta dagli scranni del Pdl confermano la bocciatura che era già venuta dal vertice del partito. Ore 19 il «tentativo» di Veltroni. Ormai tutti provano a convincere tutti di votare contro o a favore del governo. Zitto zitto anche l'ex segretario del Pd Veltroni fa un tentativo disperato. Incontra alla buvette Scilipoti (eletto nell'Idv e ora pronto a dare una mano a Berlusconi). «Ognuno ha la sua etica», dice Veltroni in fila alla cassa proprio dietro all'ex Idv che replica: «Spero che il Signore mi illumini». «Non ti illumina nessuno, ti devi illuminare da solo», risponde ancora l'ex sindaco di Roma sorridendo. Ore 19,35 la replica di Berlusconi. Il premier parla poco più di 14 minuti. Rinnova il suo appello ai moderati e suscita le proteste dell'opposizione per essersi in gran parte limitato a rileggere lo stesso testo del Senato. Ore 19,55 il premier lascia Montecitorio. Berlusconi torna a Palazzo Grazioli dove incontra Saverio Romano e Calogero Mannino, due dei parlamentari ex Udc passati nelle fila della maggioranza. Presente anche il ministro della Giustizia, Alfano. Ore 21 cena Pdl e riunione Fli. I deputati del Pdl incontrano Berlusconi in un ristorante del centro di Roma, i finiani si riuniscono nella sede di fare Futuro. Ore 23 I «falchi» di Fli lasciano la sede di Fare Futuro arrabbiati. Catia Polidori si starebbe sfilando dal voto di sfiducia al governo minando la compatteza del gruppo Fli convinto del fatto che, se i membri restassero uniti, potrebbero mandare a casa il premier. Resta solo Fini che cerca di convincere la deputata a fare retromarcia. I numeri. Alla fine i due fronti dicono di essere, entrambi, a 313. In questo caso la mozione di sfiducia verrebbe respinta ma, più realisticamente, il governo potrebbe ottenere uno o due voti in più. Restano comunque in bilico le colombe di Fli, soprattutto la Siliquini e la Polidori appunto. Anche Scilipoti, Cesario, Calearo, che dovrebbero astenersi o votare la fiducia, e Guzzanti. In forse, ovviamente, le tre deputate premaman.

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