Politica

Bon ton anche con chi fa la guerra al fisco

Arrivanonon solo per le partite Iva o per il codice fiscale ma anche per contestare qualche cartella esattoriale, per reclamare un accertamento, e chi bussa allo sportello spesso è con il coltello fra i denti e ha lasciato a casa il bon ton. Roberto Cefalo, funzionario, tira fuori dalla tasca il suo cartellino. «Noi questo obbligo lo osserviamo da tempo, mi sembra giusto». Ma ai vostri uffici vengono anche persone che non sono proprio così contente di avere a che fare con voi. «Sì lo sappiamo, infatti il ruolo allo sportello non è dei più semplici ma forse il cartellino aiuta a stabilire un rapporto più diretto. Non c'è la macchina pubblica nel suo anonimato ma un uomo con la sua identità». Non mi dica che non ci sono state resistenze...«Come negarlo. Hanno storto il naso soprattutto i dipendenti più anziani, quanti considerano ancora il lavoro nel pubblico dipendente come un potere da esercitare non come un servizio da fornire». Dalle Agenzie delle Entrate al ministero dell'Interno, Dipartimento della pubblica sicurezza. Il funzionario Antonio Pilla ostenta un'aria soddisfatta: «Questa del cartellino non è una novità, almeno qui da noi e non solo per chi è a contatto con il pubblico ma anche per chi gira tra gli uffici». Poi sfodera la sua tesi; ovvero «se vogliamo che il dipendente pubblico si tolga di dosso l'etichetta di fannullone, di pigro e inefficiente, non bisogna opporsi a tutto ciò che porta trasparenza sul lavoro. Insomma basta mugugni contro i cambiamenti». L.D.P.

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