Pace? Non se ne parla. Berlusconi non ha ancora intenzione di sotterrare l'ascia di guerra mantenendo alta la tensione nel «triangolo della politica». Lo scontro rimane sempre acceso. Da una parte il presidente del Consiglio. Dall'altra il Capo dello Stato e il presidente della Camera che anche ieri non si sono sottratti dal prendere le distanze dalle dichiarazioni di Berlusconi rilasciate il giorno prima a Bonn durante il congresso del Ppe sull'azione dei giudici e sul (presunto) strapotere della Corte Costituzionale. Messo in soffitta, per l'ennesima volta il calumet della pace, il Colle, e tornato a censurare le accuse di Berlusconi. La preoccupazione del presidente della Repubblica Napolitano resta alta a causa dei continui e «violenti attacchi» alle istituzioni e, dopo aver scambiato un paio di battute in mattinata con Gianni Letta a margine di un convegno tenuto in Campidoglio, affida, a un messaggio inviato all'assemblea dell'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli, il suo monito: «Bisogna uscire dalla contrapposizione esasperata». Poche parole, almeno per ora. Niente di più per evitare di esasperare la situazione e per cercare di non dare lo spettacolo dello scontro istituzionale permanente. Ma, se il rapporto tra Berlusconi e il Quirinale volge al brutto, in un vicolo cieco sembra ormai finito quello con il co-fondatore del Pdl. Gianfranco Fini non ha negato una nuova bacchettata a Berlusconi, proprio dopo le parole che il Cavaliere aveva riservato al Capo dello Stato. Così è arrivato l'appello affinché tutti gli italiani «si riconoscano in Napolitano. Finita la competizione elettorale, reso merito a chi ha vinto, si ponga fine alla quotidiana propaganda, al clima di derby permanente e si lavori per il bene comune, fermo il ruolo di garanzia che hanno alcune cariche». E conclude: «Il primo dovere di chi rappresenta le istituzioni è quello di avere a cuore l'interesse generale. E non lo dico per un malinteso buonismo. Gli avversari sanno che c'è un arbitro che è imparziale anche quando sbaglia». E anche la metafora calcistica rientra a pieno titolo nel continuo smarcamento dalle iniziative del premier il quale, nonostante abbia dimostrato l'intenzione di voler recuperare il rapporto, non riesce a nascondere l'evidente incomunicabilità con Fini. Tra tante cose dette e tante taciute, una certezza però c'è. Per quanto Berlusconi possa alzare il tiro Napolitano, che non è un attore del dibattito politico - questa è la linea sempre valida del Quirinale - non si farà tirare nelle polemiche. Ed è anche certo che il discorso per gli auguri alle alte cariche, previsto per il pomeriggio del 21 dicembre, sarà l'occasione per fare il punto della situazione. Lì Napolitano parlerà e non si sa cosa potrà dire dato che il protocollo prevede anche la presenza del presidente del Consiglio.
Fini-Napolitano, ancora una ripicca
