Politica

Lazio, tocca a Polverini

Todini verso la rinuncia

Daje Renà, le continuano a ripetere. E lei, piano piano comincia a crederci. Ci crede Renata Polverini. Crede nell'investitura come candidato alla presidenza della Regione Lazio per il Pdl. E ha motivi per farlo. La segretaria dell'Ugl sembra arrivata alla fine del suo percorso all'interno del sindacato. A lei le è riuscito ciò che appariva impossibile non più di una decina di anni fa: lo sdoganamento della destra anche nel mondo tradizionalmente più a sinistra. Quando la Polverini prese in mano l'organizzazione che ha ereditato il patrimonio della Cisnal era ancora considerato dai sindacati rivali una sorta di «covo di fascisti» o giù di lì. Oggi l'Ugl siede regolarmente nei tavoli che contano, nessuno più pensa di escluderla dalle convocazione di Palazzo Chigi. Al contempo la Polverini è riuscita a conquistarsi un certo rispetto da parte di quella che un tempo era la Triplice. In particolare, grazie all'asse costruito soprattutto con la Cisl messo su con un rapporto costruito mattone su mattone già con Pier Paolo Baretta quando l'attuale deputato del Pdl era segretario confederale. E ha vinto le diffidenze del sindacato di Luigi Angeletti mentre con la Cgil restano gli steccati. Anche se la leader ha provato a tendere la mano invocando unità sino alla scorsa primavera. Nonostante la Polverini abbia dimostrato di non far sconti neppure al «governo amico», in particolare nella precedente esperienza Berlusconi. Il suo mandato alla guida del sindacato sta per scadere, essendo stata eletta in una fredda mattina del febbraio 2006 (una donna alla guida di un sindacato di destra fu l'inizio di una piccola rivoluzione cui sarebbero seguite anche le nomine di un'altra donna, Flavia Perina, al timone del Secolo d'Italia, e di un'altra donna, Rita Fantozzi, quale portavoce del partito). Quattro anni dopo la Polverini può ritenere di aver raggiunto i suoi traguardi ed è difficile spingersi oltre in un ulteriore quadriennio. Dunque, il salto in politica a questo è più che facile anche se per il prossimo congresso dell'Ugl a marzo non s'intravede un successore e chiunque sarà si troverà un compito complicato. Lei intanto continua a mostrarsi fredda sull'ipotesi di discesa in campo. Sotto sotto ci lavora intensamente. Per esempio appena tornata dalle vacanze s'è vista a quatt'occhi con Pier Ferdinando Casini, con il quale ha da tempo un filo diretto. Il risultato è che l'Udc potrebbe appoggiare una sua candidatura anche se dal partito - molto democristianamente - si limitano a dire: «Ha più possibilità di ottenere il nostro ok rispetto a candidati più marcati». Tradotto: no alla Todini, sulla Polverini si può parlare. Già, Luisa. Luisa e Renata. L'imprenditrice e la sindacalista. Le due sono grandi amiche tanto che hanno trascorso buona parte delle scorse vacanze estive assieme a casa della Todini. Si sono giurate che se qualcosa avrebbero fatto nel prossimo autunno l'avrebbero deciso di comune accordo. E comunque l'una avrebbe sostenuto l'altra. Ora che la candidatura della manager appare in discesa, la rappresentante dei lavoratori si scalda a bordo campo. E non c'è da sorprendersi perché quando si guarda alla Polverini bisogna ricordarsi sempre dell'insospettabile network di relazioni, della sua assoluta atipicità che valica i tradizionali confini della destra. Ha ottimi rapporti con la presidente di Confindustria Emma Marcecaglia o con il leader degli industriali romani Aurelio Regina; può pescare nel mondo del no profit soprattutto cattolico; non è un canditato immediatamente etichettabile. Un solo dubbio, che poi nel Pdl vuol dire tutto: Silvio Berlusconi. Il Cavaliere finora, a chi gli ha chiesto un parere, ha detto solo che «la Todini è perfetta»: non ha previsto subordinate. La Polverini non è il tipo di candidato che fa palpitare il leader del Pdl che finora ha scelto di testa sua anche contro il parere dei suoi consiglieri come in Sardegna e in Abruzzo. Ma ora è un altro Berlusconi e deve trattare con Fini.

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