Eanche discretamente preoccupato. Silvano Moffa, deputato Pdl molto vicino a Fini non arriva a dire che il Pdl rischia una crisi definitiva. Ma un avvertimento lo lancia: «Tirare troppo la corda è rischioso. Anche le coalizioni più forti possono cadere — e sono cadute — per un piccolo incidente di percorso». Vuol dire che tra Berlusconi e Fini ormai siamo alla rottura? «No, non dico questo. Sono due persone intelligenti, sono sicuro che riusciranno a metter da parte gli aspetti negativi. Ma questo non significa che nel Pdl non ci siano problemi. Anche seri». A cosa si riferisce? «Al fatto che chi chiedeva di fissare delle regole di comportamento non sbagliava. Non essere arrivati fino a oggi a una contaminazione complessiva tra le diverse anime del partito è stato un errore. Serviva una sintesi ma questo passaggio non c'è stato». C'è il rischio che da An parta una sorta di «vendetta», una difesa del capo? «No, non penso che avverrà. Anche perché guardi che il disagio c'è anche in miei colleghi che non vengono da Alleanza Nazionale. E poi, alla fine, prevale sempre la lealtà verso il governo e la coalizione. Ma quando Feltri dice "non svegliate il can che dorme" sappia che ci sono dinamiche interne che possono diventare pericolose». Ma lei che idea si è fatta di questo attacco da parte di Vittorio Feltri a Fini? «Dal punto di vista giornalistico è un modo di far degenerare la politica a postribolo, a ricatto continuo. È lo sgretolamento del sistema politico, si dovrebbe capire il danno che si fa al Paese». Ma secondo lei c'è qualcuno dietro al direttore del Giornale? Un mandante? «No, credo sia tutta farina del sacco di Feltri. Mi auguro che sia frutto di un giornalismo di aggressione che non ha nulla a che fare con il bel giornalismo, quello d'inchiesta. Queste sono cose che uccidono il vostro mestiere». Un attacco a freddo, insomma. Eppure a Chianciano Fini sembrava essere tornato su posizioni più «ortodosse». «Ma perché scusi Fini cosa ha mai detto di così scandaloso?» Non lo so, me lo dica lei. «Fini ha posto solo alcuni problemi. Come ad esempio il fatto che un nuovo soggetto politico non nasce dall'oggi al domani. Si forma da una democrazia interna, la fase commissariale in cui siamo adesso non può durare in eterno. Un partito oligarchico senza agganci con il territorio — e noi oggi non ne abbiamo — non ha futuro. E poi c'è bisogno di un modo collegiale di governare il partito. Non basta che le scelte siano fatte da un triumvirato o a palazzo Grazioli. Si parla, ci si confronta e poi magari può uscire una maggioranza o una minoranza. Ma imporre scelte senza dibattito è sbagliato». Insomma quello di Feltri è un attacco a freddo immotivato? «Non lo so, davvero non lo so. Poi arriva in un momento in cui Fini, a Chianciano, alla festa dell'Udc, aveva difeso il bipolarismo. Non mi sembrava proprio che ci fosse una corsa verso il grande centro con Casini e Rutelli». In tutta questa storia chi è che ha sbagliato di più? «Io dico solo che Fini fa il bene del Pdl, il male lo fa chi pensa di continuare in questa situazione».
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