Politica

Il partito e poi le riforme

Il premier smussa le polemiche, abbraccia Gianfranco Fini, accoglie Umberto Bossi. Propone agli italiani una progettualità nuova, che non può lasciare posto alle polemiche di cui troppo spesso la politica si nutre, ma che deve invece trovare la sua dimensione nell’azione riformatrice del governo. La politica italiana del dopoguerra è vissuta con l’idea (e la pratica) dei partiti più importanti dei governi. Questa non è mai stata l’idea di Berlusconi. E men che meno lo è adesso che un solo partito rappresenta l’80% della coalizione. È quindi evidente che la discesa in campo del Cavaliere ha centrato (in 15 anni) il primo obiettivo: ricostruire, semplificare e condurre alla vittoria l’area moderata del Paese. Ora gli resta da affrontare la seconda, decisiva battaglia: quella della Riforma, con la «r» maiuscola. Il nuovo partito dovrà essere l’artefice di una Nuova Repubblica, più moderna ed efficiente. Se vince questa sfida, Berlusconi si guadagna un posto di primo piano nella storia patria. Si può fare Cavaliere. Anzi: si deve.

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