«Io non intervengo mai sulle vicende interne di un partito. Staremo a vedere gli sviluppi». Non si intromette, dunque. Nel frattempo però, il portavoce del governo Paolo Bonaiuti, precisa: «Bisogna intanto andare avanti e occuparsi delle questioni importanti per il Paese». Il fatto di avere un'opposizione assente non nuoce anche a voi? «È vero che un'opposizione salda e robusta è utile come sprone per la maggioranza. Ma il primo dovere di un governo verso gli elettori è di rispettare il patto vero con loro al momento del voto e, quindi, realizzare in concreto le richieste dei cittadini». Possibile che sia stato il voto della Sardegna la goccia che ha fatto traboccare il vaso-Pd? O c'era già, secondo lei, una crisi in essere? «Guardi, purtroppo sono stati proprio i dirigenti del Pd a politicizzare al massimo il voto sardo». In che modo? «Cominciando a parlare di un duello Berlusconi Soru, di rischio per il premier, in caso di sconfitta, nei confronti degli alleati. hanno così influenzato l'opinione dei media che ho visto addirittura uan vignetta su un quotidiano con il presidente del Consiglio dipinto come un porceddu sardo, mentre Veltroni se lo arrostiva vestito nel costume tradizionale della Sardegna». Restiamo sulla vittoria in Sardegna. In campagna elettorale si temeva che Cappellacci partisse svantaggiato a causa della minore notorietà rispetto a Soru. «Tutti i sondaggi davano in testa Ugo Cappellacci. E il Pdl, su scala nazionale, viaggia sopra il 40%. Era difficile pensare che la sinistra potesse vincere in Sardegna, dove per di più era in corso una lotta interna, dimostrata dalle dimissioni di Soru». Però Cappellacci era meno conosciuto di Soru. Poteva esistere il rischio di sconfitta per questo, no? «È una visione sbagliata. Gli elettori chiedono che vengano soddisfatte le loro richieste. Dove invece è al potere, la sinistra si è rinchiusa nel palazzo della politica, chiudendosi gli occhi e le orecchie di fronte alle domande dei suoi stessi elettori. È accaduto in Abruzzo, e si è ripetuto in Sardegna». Diciamola tutta, però. La presenza del premier forse ha inciso sull'esito del voto... «Certo, ha inciso moltissimo. Del resto, il Presidente Berlusconi è andato in Sardegna cinque volte, in un mese e mezzo. L'ha percorsa in lungo e in largo. Ha fatto lo stesso però anche in Abruzzo. Questo perché Berlusconi sa che il governo nazionale è saldo e che ora bisogna riconquistare quelle regioni ancora in mano alla sinistra». Per esempio, Toscana ed Emilia Romagna? «È un esempio, ma ce ne sono altri». Domanda canonica: ora cosa vi aspettate dal fronte opposizione? «Quello che ci siamo sempre aspettati da un'opposizione riformista. Cioè, che lanci una serie di proposte concret, che siano di aiuto in una fase difficile per l'economia, e non solo accuse ingiuste. fatti e non parole». A che punto siete con la costruzione del Pdl? Tra poco più di un mese ci sarà il congresso... «A differenza del Pd, noi abbiamo un rapporto di vicinanza con i nostri amici di An. Tanto che io faccio fatica a dire chi sia di Forza Italia e chi di Alleanza nazionale. Ma lo sa che molti giorni sento di più Maurizio Gasparri o Ignazio La Russa rispetto ad altri provenienti da Forza Italia?». Gia.Ron.
«Il governo è al lavoro
Rispettiamo i patti»