Politica

Sì della Ue al piano di Tremonti

Questo l'impegno assunto dai ministri di Eurolandia riuniti a Bruxelles. Sul tavolo, le nuove previsioni della Commissione Ue, presentate poche ore prima dal commissario agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia: stime che parlano di «recessione profonda» - come ha detto il ministro tedesco, Peer Steinbrueck - in tutti i principali Paesi della zona euro, Germania in testa, e di disavanzi che in quattordici Stati membri su sedici torneranno quest'anno sopra il 3%. E in molti casi non di pochi decimali. Intanto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, incassa l'ok di Eurogruppo e Commissione Ue sul piano anticrisi da 5 miliardi di euro varato dal governo Berlusconi, pari allo 0,4% del Pil nel 2009, giudicato coerente con l'attuale situazione dell'economia e dei conti italiani. Situazione in cui i margini di manovra sono ben pochi, col deficit già destinato a balzare al 3,8% quest'anno. L'Eurogruppo - presieduto dal premier lussemburghese, Jean Claude-Juncker - concorda quindi con l'esecutivo europeo sul fatto che i pacchetti anticrisi finora adottati da quasi tutte le capitali europee, insieme a quelli annunciati, sono da considerare adeguati e sufficienti per poter tamponare la crisi e tentare di far ripartire l'economia. Ma vanno attuati immediatamente, senza più perdere tempo, migliorando soprattutto le condizioni del credito a vantaggio delle famiglie e delle imprese più colpite. L'obiettivo per i ministri di Eurolandia deve essere quello di far ripartire nel breve termine i consumi e gli investimenti. Questo, insieme alla bassa inflazione che nel 2009 crollerà all'1,2% nella zona euro, dovrebbe portare ad una boccata di ossigeno per i cittadini e il sistema produttivo europei, insieme ai benefici derivanti dalla politica di riduzione dei tassi praticata in questa fase dalla Bce. Certo, il generale sforamento del tetto del 3% di Maastricht sul fronte del deficit preoccupa. L'Eurogruppo fino all'ultima riunione dello scorso dicembre aveva sottolineato l'importanza di non snaturare il Patto Ue di stabilità e di crescita, ricorrendo solo alla flessibilità prevista: dunque, sforamenti di pochi decimali e temporanei. E strettamente legati alle misure anticrisi. Ora lo scenario è quello di sforamenti consistenti nel 2009 e che in molti casi si ripeteranno nel 2010.

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