Politica

Firenze, primarie sì ma solo per due

Con la speranza, neppure tanto segreta, che alla fine tra gli esclusi ci sia proprio l'assessore alla sicurezza Graziano Cioni, indagato nell'ambito dell'inchiesta sulla trasformazione urbanistica di una zona della città, l'area di Castello, di proprietà di Fondiaria-Sai e che invece ha più volte ribadito di non volersi assolutamente ritirare dalla sfida per la corsa a sindaco. Per arrivare alle primarie di coalizione, però, i candidati del Pd dovranno ottenere dall'assemblea cittadina il 35 per cento di firme anziché il 10 per cento previsto per quelle di partito. In questo modo si potranno avere al massimo due concorrenti. E per salvare la faccia a Firenze si spera che si candidi a sindaco anche Valdo Spini, ex Ds oggi vicino all'area socialista, in modo da avere anche un concorrente fuori dal Partito Democratico. Ma perché tanta ostinazione nel salvare il meccanismo delle primarie e non affrontare invece di petto la questione dell'esclusione dei candidati coinvolti in inchieste e intercettazioni? Perché da Roma nei giorni scorsi è arrivata ai dirigenti fiorentini del Pd una richiesta molto chiara: o risolvete questa vicenda in breve tempo oppure commissariamo tutto e vi mandiamo un candidato scelto da noi. Il nome, a quanto pare, era già pronto: Vannino Chiti, oggi senatore, in passato sindaco di Pistoia e poi Governatore della Toscana. Un nome che però a Firenze piace assai poco. E allora, per evitare l'onta di un'imposizione dall'alto è arrivato quello che dall'esterno assomiglia tanto a un «pasticciaccio»: fare in modo che comunque il futuro candidato sindaco si scelga a Firenze. Senza però avere la forza di escludere i candidati ormai politicamente scomodi e risolvere la questione morale che sta terremotando il partito di Walter Veltroni. Neppure l'assemblea cittadina, l'organo che riunisce 240 persone tra coordinatori dei circoli territoriali e membri di diritto, è riuscita venerdì scorso a sbloccare la situazione: la mozione con la quale si chiedeva l'intervento dei Garanti del partito per escludere i candidati più coinvolti nelle inchieste giudiziarie, dopo un paio di ore di discussione è stata ritirata. Anche grazie all'asse che si è creato tra gli uomini di Graziano Cioni e quelli del giovane Matteo Renzi, ex presidente della Provincia di Firenze dimessosi proprio per correre alla carica di primo cittadino. E anche lui finito nelle intercettazioni per uno scambio di telefonate con l'assessore alla sicurezza che gli chiedeva la testa di una sua collaboratrice. Fino a ieri avversari, domani potrebbero trovarsi ad essere alleati contro la possibile coppia degli altri concorrenti, la ex diessina Daniela Lastri, assessore comunale alla scuola e Lapo Pistelli, deputato Pd. «Ma a Cioni — spiega Francesco Piccione, uno dei coordinatori dei circoli — chiederemo comunque di ritirarsi dalla competizione perché la sua è una candidatura che danneggia il partito. Politicamente glielo abbiamo già detto nell'assemblea di giovedì ma non abbiamo gli strumenti regolamentari per escluderlo». A fare un passo indietro non ci pensa neppure Matteo Renzi. Ieri, dal suo account su Facebook, ha difeso la sua «nobile» posizione con una battuta: «Io il passo indietro lo faccio solo se corre Alberto Gilardino». «Non si è mai visto un partito democratico, con regole approvate da tutti, che le cambia in corsa — ha proseguito — È in corso un'indagine seria e articolata della magistratura: chi è indagato ha tutti gli strumenti per difendersi. Non vedo come si possa collegare la vicenda giudiziaria alle primarie». Così a Firenze il Pd aspetta che il segretario cittadino, Giacomo Billi, ex Margherita, decida la data della convocazione dell'assemblea che dovrà nuovamente scegliere i candidati. Possibilmente entro Natale per consentire comunque di fare le primarie a febbraio. Prima però, mercoledì, Billi, insieme al segretario provinciale Andrea Mancinelli, ex Ds, e al sindaco Leonardo Domenici andranno da Veltroni. Per spiegare la situazione. E scongiurare commissariamenti.

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