Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo a Montecitorio alla presentazione del libro di Pino Pisicchio, «Tra declino e cambiamento. Aspetti del partito politico italiano». Fini, parlando della forma partito e della sua evoluzione, ha sottolineato che «oggi in una società liquida e post-ideologica il modello di partito non può più essere una sorta di chiesa ideologicamente strutturata». Anzi, ha aggiunto, «un partito leggero, più un cartello elettorale è in maggiore sintonia con la società». Tuttavia, ha aggiunto Fini, «il partito, per quanto flessibile, ci deve essere, e deve porsi il problema di selezionare la classe dirigente e di guidare la pubblica opinione». Senza questo filtro, ha continuato il presidente della Camera, la leadership può manifestarsi in maniera «cesaristica». «Lo dico da presidenzialista convinto - ha proseguito Fini - la differenza che c'è tra "cesarismo" e presidenzialismo sta nel fatto che tanto più il baricentro è il rafforzamento dell'esecutivo tanto più forte deve essere il contrappeso a quel potere: il vero discrimine è il check and balances».
«Presidenzialismo non sia cesarismo»
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