Ad esempio, per provare la conoscenza tra due soggetti si tende a disporre le intercettazioni quando si potrebbe ricorrere ai pedinamenti, ovvero all'acquisizione dei tabulati telefonici». Ha detto più volte di non essere contraria a sanzioni rigorose per chi pubblica i testi delle conversazioni secretati. Tipo? «Attualmente non viene applicata alcuna sanzione perché non si trovano i responsabili. Creando un archivio riservato e prevedendo la tracciabilità degli accessi, sarebbero meno facili le fughe di notizie. Ovviamente, occorre prevedere delle sanzioni rigorose in caso di violazione delle norme che tutelano il segreto». Una delle polemiche sollevate dal mondo della stampa è che proprio attraverso le intercettazioni sono venute fuori, negli ultimi anni, vicende di interesse pubblico. «Sarebbe erroneo limitare la funzione informativa della stampa. Ma cosa significa informare? Su questo serve una riflessione». Sì, ma alla fine i giornalisti sarebbero comunque limitati... «Nessuno ha in mente di limitare il più ampio diritto di cronaca. La riforma mira esclusivamente ad evitare che un soggetto, attraverso la distorsione del suo pensiero, sia condannato senza appello dalla pubblica opinione. Ripeto: pubblicare una singola frase, estrapolata da un contesto, non significa dare contezza di un pensiero. Cosa ha detto quel soggetto prima e subito dopo? E nella successiva telefonata non registrata o non pubblicata?». Quest'ultima vicenda di intercettazioni: strategia politica come la sinistra accusa, o solo uno scoop giornalistico? «Non credo che nessuno pensi seriamente alla strategia politica».
«Niente bavagli ma la riforma serve»
L'avvocato: Basta a singole frasi estrapolate da un contesto
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