Politica

An verso il Pdl

Insomma, Fini non è presente all'ultima riunione del parlamentino di Alleanza nazionale che si avvia speditamente ad entrare nel Pdl. Non c'è e già cambiano le prime cose. Via l'Hotel Ergife come location delle vecchie e fumose riunioni della destra, meglio un più british Sheraton con tanto di piscina (non utilizzata), prato verde e coffe break (molto apprezzato). Fini non è presente e ognuno gioca per sè. A Ignazio La Russa tocca iniziare, lui è il «reggente» che è un modo delicato per dire che gli hanno appioppato il lavoro più ingrato: quello di far confluire An nel nuovo soggetto senza passare alla storia come il commissario liquidatore del principale partito della destra italiana. È per questo che La Russa si presenta con una relazione scritta — fatto inconsueto per lui che parla sempre a braccio — e di buon livello. Parla il ministro della Difesa in un'atmosfera irreale. La platea c'è ma ascolta stancamente perché il finale è già scritto. I big da giorni s'affrettano a far sapere che non ci sono divisioni tra loro. Non è un funerale, soprattutto perché non c'è pathos. È un rituale un po' burocratico. Insomma, La Russa fa del suo meglio e spiega che il Pdl nascerà per volere di Berlusconi e di Fini, che assieme hanno firmato un atto davanti al notaio. E che se dovranno entrare nuovi partiti, questo potrà avvenire solo con l'ok di entrambi: Storace e soprattutto la Santanchè sono avvisati. Quindi avverte: sbaglia chi parla di «cono d'ombra», di «disagio» di An che sarebbe invisibile nell'attività di governo e di maggioranza, al contrario di Lega e Forza Italia. «Come fa un partito a sentirsi a disagio avendo ottenuto successi elettorali, il Presidente della Camera, il sindaco di Roma», si domanda La Russa. E subito dopo tocca ad Altero Matteoli: «Di che cosa abbiamo paura? Andiamo nel Pdl con entusiasmo». Quindi tocca a Gianni Alemanno, che scombina un po' le carte. Spiega subito di avere dei dubbi, di vedere «rischi» e di voler lavorare per non andare «in un contenitore indistinto». E uno di questi si chiama Ppe. ricorda come la Dc ha avuto tanti meriti ma «nel '68 fu completamente assente nella battaglia culturale, molto spesso si limitò a frenare le ondate che arrivavano da sinistra e non a cambiarne la direzione». Sottolinea che «il Ppe nel Parlamento europeo è troppo subalterno al Pse, se ne sono resi conto negli anni Buttiglione, Berlusconi e i nostri ministri». Rivede la posizione sul federalismo «a cui non dobbiamo contrapporre l'unità nazionale, anzi». Quindi lancia il suo affondo quando spiega di «non essere d'accordo nell'abolizione sistematica delle preferenze» in vista delle elezioni europee. «Se crediamo nella meritocrazia - spiega Alemanno - non possiamo cancellarla al nostro interno, nel partito. Credo, invece, che dobbiamo avviarci verso il ripristino attento della situazione delle preferenze». E il tema non è secondario, tutt'altro. Perché con le liste bloccate è stato stabilito che il 70% dei posti andrà a FI e il restante 30 ad An. Ma senza preferenze quelli di Fini sono convinti di avere molte più possibilità essendo anche più strutturati sul territorio: a Roma, per esempio alle recenti comunali, è finita 50 a 50. Per questo, appena Alemanno — che nel governo ha ormai un asse sempre più forte con Tremonti e Lega — accenna al discorso preferenze, Maurizio Gasparri — che con Gianni è sempre stato in antitesi — si butta a pesce e si dice subito d'accordisssimo con la reintroduzione delle preferenze: il suo gruppo ha tutti elementi che vengono proprio dal voto sul territorio. In Parlamento invece Italo Bocchino, che è stato eletto una sola volta in un collegio uninominale (nel '96), ha presentato una proposta per votare alle Europee senza segnare nomi. E su quella proposta è d'accordo, ma non lo dice, anche Andrea Ronchi, fedelissimo di Fini. La Russa - sempre più in linea con il coordinatore di Forza Italia Denis Verdini - media, offre una soluzione: capolista bloccato, il resto tutto libero. Si vedrà. In An tutto si scompone perché anche i leader ragionano ormai non più nell'ottica interna, ma guardano al mare aperto del Pdl.

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