Domani saranno Piero Fassino e Francesco Rutelli che, insieme, tenteranno di far valere le ragioni dei riformisti enunciando le proposte dell'Ulivo. L'affermazione del ministro Damiano che non verrà innalzata l'età pensionabile, e che anzi sarebbe auspicabile portarla a 58 anni, ha allarmato Emma Bonino, che si è augurata che «non ci sia "indietro tutta" sulla riforma». In realtà il ministro Damiano, secondo l'accusa, avrebbe giocato sull'ambiguità: è vero che nessuno nell'Unione vuole alzare l'età pensionabile, ma ad oggi è in vigore la riforma Maroni che porterà l'età pensionabile dai 57 ai 60 anni a partire dal 2008. E su questo Alberto Burgio (Prc) alza la voce: «Per fare accettare l'innalzamento dell'età pensionabile — afferma — il ministro Damiano ha avuto una bella trovata. Fa come se lo scalone Maroni fosse già applicato e quindi presenta l'innalzamento a 58 anni come un abbassamento. Davvero geniale». E questo sarebbe «un inganno». A mettere le cose in chiaro ci ha pensato il ministro della solidarietà Paolo Ferrero (Prc): bisogna «toglier via» lo scalone di Maroni e alzare le pensioni basse, perché «le risorse ci sono». A nome dei riformisti parla Lamberto Dini, padre dell'ultima riforma, nel 1995: lo scalone «è iniquo», ma occorre comunque innalzare, seppur «gradualmente» l'età pensionabile.
Lotta continua
E l'Unione resta divisa sullo «scalone»