«Prendiamo atto con soddisfazione che a sostenere il referendum sono rimasti in pochi», ha affermato Lorenzo Cesa. «Anche Forza Italia - ha aggiunto - riconosce che le riforme le deve fare il Parlamento». Sul tema è intervenuto anche il leader dell'UDC, Pier Ferdinando Casini, che in una intervista ha negato un automatismo fra riforma e ritorno alle urne se la nuova legge «è frutto di un accordo fra i partiti». Il voto, ha però aggiunto, potrebbe esserci comunque «se all'interno di questo accordo si prevedono le elezioni». Alleanza Nazionale, da sempre favorevole al referendum, chiede comunque di accelerare i tempi. «Dopo le parole di Berlusconi - ha detto Gianni Alemanno - le possibilità di modificare la legge con il referendum si vanno riducendo ed è necessario intensificare il lavoro per una intesa parlamentare». AN e FI hanno lo stesso obiettivo: rafforzare il bipolarismo. E in questo senso sembrano andare le voci di «contatti» tra Berlusconi e Fini allo scopo di presentare una proposta comune. Secondo Alemanno una legge elettorale «per il sindaco d'Italia o simile a quelle delle regioni appare sempre più come il compromesso più accettabile tra tutte le diverse esigenze. È una legge che garantisce il bipolarismo, rafforza la premiership e quindi la governabilità pur consentendo una rappresentanza proporzionale di tutte le forze in campo». Intanto, Gianfranco Rotondi della DC, chiede un vertice del centrodestra per una proposta unitaria. Anche nel centrosinistra non sono mancate le reazioni al Cavaliere. Nello Formisano, Italia dei Valori, «ora ci sono tutte le condizioni per fare subito una riforma». Soddisfatto anche l'Udeur visto che, come ha sottolineato Mauro Fabris, il partito di Mastella «condivide le ragioni con cui la Lega si oppone al referendum».
Il caso
Il Cavaliere recupera anche con l'Udc, Cesa batte le mani