Qualcuno ha distribuito per errore in Aula un testo del maxi-emendamento autografato. Accanto alle modifiche raccolte nel testo finale della Manovra, infatti, facevano bella mostra di sè le firme di coloro che le avevano proposte. Molti esponenti della maggioranza, qualche nome dell'opposizione e, qui e là, anche quello di Francesco Massicci, alto dirigente della Ragioneria dello Stato. L'errore ha obbligato la maggioranza a correre immeditamente ai ripari e, così, le copie autografe sono state immediamente ritirate. Troppo tardi, il danno era ormai compiuto. Così ecco la classifica dei re dell'emendamento. Tra i partiti quelli che hanno raccolto di più sono sicuramente i Ds che hanno visto accolte ben 34 modifiche. Non è andata male neanche alla Margherita che, con 22 emendamenti, ottiene il secondo gradino del podio. Qui si registra però una sorpresa, visto che il partito di Francesco Rutelli deve dividere la piazza d'onore con i Verdi di Pecoraro Scanio (anche loro 22 modifiche accolte). Seguono Rifondazione Comunista (10), gli Autonomisti (5), l'Italia dei Valori (4), Alleanza Nazionale e Udeur (2). Fanalino di coda Forza Italia che, però, si vede accogliere un emendamento esattamente come i Comunisti Italiani. Insomma, chi sostiene che Prodi è schiavo della sinistra radicale dovrà ricredersi. A leggere il testo autografo del maxi-emendamento, infatti, l'asse Ds-Dl batte Verdi-Prc-Pdci per 56 modifiche accolte a 33. Per quanto riguarda la classifica «personale», invece, il re dell'emendamento è sicuramente il senatore della Quercia Giovanni Legnini relatore della Manovra in commissione Bilancio. Non tanto per il numero di modifiche che è riuscito ad inserire nel testo della Manovra quanto perché, prendi di qua, prendi di là, il senatore diessino è riuscito a racimolare qualcosa come 82,5 milioni di euro. Un discorso a parte per il secondo classificato. Si tratta infatti del capogruppo di FI Renato Schifani, ma in questo caso si tratta di un emendamento della Cdl (l'unico inserito nella Manovra), sottoscritto da tutti i capigruppo del centrodestra, che stanzia 75 milioni di euro in 15 anni per il completamento della Pedemontana di Formia. Il colpaccio, però, è tutto merito di Armando Cusani, presidente della provincia di Latina che, attraverso una grande azione di lobby, è riuscito a piazzare la stoccata. Tornando alla classifica ecco spuntare Loredana De Petrise che, nonostante le 12 modifiche accolte (è la più «accontentata») deve accontentarsi di «appena» 70,5 milioni di euro.
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